Bruxelles decide sui €22.9 miliardi spagnoli

Spain’s final recovery payment rests on Brussels accepting the evidence.
Composizione immagine · tobriefL’ultima tranche dei fondi UE per la ripresa post-pandemica destinata alla Spagna dipende dal giudizio della Commissione europea, che dovrà stabilire se Madrid abbia mantenuto gli impegni assunti. Il 30 settembre il governo spagnolo ha presentato la settima e ultima richiesta di pagamento, per 25,861 miliardi di euro, sostenendo di aver completato 148 riforme e obiettivi di investimento (EFE, El Mundo). Bruxelles deve decidere quale parte della somma spetti davvero alla Spagna e completare i versamenti entro il 31 dicembre (European Commission).
Le risorse arrivano dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), il fondo europeo istituito dopo la pandemia e finanziato con emissioni di debito comune sui mercati. Il fondo eroga due tipi di risorse: le sovvenzioni non vanno restituite, mentre i prestiti sì. Della somma richiesta dalla Spagna, 21,463 miliardi sono sovvenzioni e 4,398 miliardi prestiti (El Mundo).
La liquidità nuova in gioco è inferiore alla cifra annunciata. Bruxelles aveva anticipato a Madrid una parte dei fondi previsti dal programma e ora la sottrae dal totale: restano così 22,877 miliardi di euro che la Spagna potrebbe ancora ricevere (EFE, La Vanguardia).
Come Bruxelles decide quanto spetta alla Spagna
L’RRF non rimborsa le fatture. Ogni piano nazionale elenca traguardi, come l’approvazione di una legge, e obiettivi, come il numero di abitazioni costruite. La Commissione versa i fondi solo quando ritiene che siano stati raggiunti in modo soddisfacente. La valutazione richiede in genere circa due mesi e, prima di autorizzare il pagamento, i funzionari verificano le prove presentate (European Commission).
Una carenza non fa saltare l’intera richiesta: la Commissione può sospendere soltanto la quota legata all’obiettivo mancato e concede al paese fino a sei mesi per rimediare, prima che la sospensione diventi un taglio definitivo (RRF Regulation). Per questa richiesta finale il margine è più stretto. I pagamenti devono concludersi entro fine dicembre; la lettura più lineare è che la scadenza imponga il calendario, lasciando a Madrid molto meno tempo per colmare eventuali lacune rispetto ai sei mesi concessi per le richieste precedenti.
In passato la procedura di recupero ha funzionato per la Spagna. L’11 agosto la Commissione le ha versato circa 6,23 miliardi di euro, compresi i 265 milioni trattenuti da una richiesta precedente finché Madrid non ha colmato le lacune (European Commission).
Resta aperta una questione più recente. Il 16 settembre il Congresso ha bocciato il decreto del governo sulla trasparenza delle attività di lobbying, una riforma prevista dal piano, con 179 voti contrari e 155 favorevoli (20minutos). Secondo Demócrata, il ministro López ha avvertito che la Spagna perderebbe 260 milioni di euro. Avevamo raccontato quel voto (To Brief). A differenza dei fondi trattenuti ad agosto, questa perdita non è ancora definitiva: la Commissione non ha pubblicato alcuna decisione che renda permanente la decurtazione.
Sul tavolo restano soprattutto prestiti
Il piano spagnolo per la ripresa si è ridotto molto rispetto alla versione iniziale e quasi tutta la contrazione dipende dai prestiti a cui Madrid ha deciso di rinunciare. La quota disponibile per la Spagna è scesa da circa 83,16 miliardi a circa 21,5 miliardi di euro (El País). Il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo sostiene che la Spagna possa finanziarsi sui mercati obbligazionari a condizioni simili a quelle offerte dall’UE, e che quindi i prestiti europei le offrano pochi vantaggi.
Questo dato conta quando si valuta l’uso dei fondi. Rinunciare a un prestito non significa perdere denaro: Madrid avrebbe dovuto restituirlo con gli interessi. Se lo Stato ha bisogno di quelle risorse, può reperirle sui mercati, sostituendo un’obbligazione di rimborso con un’altra. Il costo effettivo dipende dall’eventuale differenza tra il tasso applicato dall’UE e quello che paga la Spagna.
Un secondo costo potenziale ricade sulle imprese che avrebbero potuto accedere a linee di credito pubblico a basso costo e lunga scadenza, finanziate con quei prestiti: potrebbero ora doversi rivolgere alle banche a condizioni più onerose. Non è documentato quante imprese ne risentirebbero né quanto pagherebbero in più.
Il mancato versamento di una sovvenzione comporta invece una perdita effettiva: non andava restituita e, se l’obiettivo resta disatteso, la Spagna non incassa la somma.
Per quanto emerge finora, il ridimensionamento del piano dipende soprattutto dalla scelta di indebitarsi meno, non da penalizzazioni per riforme mancate. Bruxelles deve ancora pronunciarsi sulla richiesta finale: finché non lo farà, la maggior parte delle risorse ancora in gioco, costituita da sovvenzioni, dipenderà dall’accoglimento delle prove presentate da Madrid entro la scadenza di dicembre.
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