Spagna, cortei dopo il voto sugli affitti

Spain’s renters face uncertainty after Congress rejects their brief protections.
Composizione immagine · tobriefIl 2 ottobre il Congresso spagnolo, la camera bassa del Parlamento, ha respinto due decreti del governo, facendo venir meno alcune modeste nuove tutele per gli inquilini (Congress, Irish News). Il giorno dopo, gli inquilini sono scesi in piazza in oltre 50 città e paesi per chiedere molto di più (EFE). Il premier Pedro Sánchez si trova stretto tra le loro richieste e la necessità di ottenere i voti di Junts, partito catalano indipendentista che ha votato contro persino le misure poi bocciate.
A Madrid, la delegazione del governo centrale nella capitale ha stimato in 70.000 i partecipanti, mentre il Sindacato degli inquilini, organizzatore della manifestazione, ha parlato di 500.000 (Europa Press, El País). Entrambe le parti hanno interesse a sostenere la propria stima.
La rabbia era già esplosa prima del voto. Maricarmen Abascal, inquilina madrilena di 87 anni, ha perso casa per uno sfratto il 23 settembre; le proteste davanti alla sua abitazione si sono poi trasformate in un presidio a Puerta del Sol, la piazza centrale della città (Irish Times). Sabato, l’azienda municipale per la casa di Madrid ha accettato di consentirle il rientro a condizioni simili a quelle del vecchio contratto, anche se le cronache non hanno confermato che fosse già tornata nell’appartamento (Público).
Che cosa hanno perso gli inquilini
Gli organizzatori chiedono di dimezzare gli affitti, introdurre contratti a tempo indeterminato, porre fine agli sfratti ed espropriare le case di quelli che definiscono «fondi avvoltoio» (Demócrata).
I decreti respinti offrivano molto meno. Il principale consentiva agli inquilini con contratti in scadenza entro il 31 dicembre 2028 di chiedere una proroga fino a due anni, proteggeva dallo sfratto alcune famiglie vulnerabili e limitava gli aumenti degli affitti fino al 2027 (Civio).
Entrambi erano decreti-legge, misure d’emergenza che entrano subito in vigore ma decadono se il Congresso non le ratifica entro 30 giorni (BOE). Erano in vigore soltanto dal 1° e dal 2 ottobre: per gli inquilini che in quei giorni hanno chiesto una proroga, la situazione giuridica resta dunque incerta (Civio).
Perché sono stati decisivi i sette voti di Junts
Il decreto principale è stato bocciato con 172 voti favorevoli e 178 contrari; quello sul rinnovo dei contratti con 166 favorevoli e 184 contrari (Congress). I sette deputati di Junts hanno determinato l’esito del primo voto: se si fossero astenuti, il decreto sarebbe passato (Infobae).
Junts sostiene che le proroghe forzate scarichino i costi sui piccoli proprietari. A sostegno cita dati del Banco de España, la banca centrale del Paese, secondo cui nel 2021 il 91,9% delle case affittate a prezzi di mercato apparteneva a persone fisiche (elDiario.es). Il partito avverte che i proprietari ritireranno gli appartamenti dal mercato e chiede che le proroghe siano concesse su base volontaria. Il dato indica che la maggior parte delle case in affitto appartiene a persone fisiche, non a società; non dimostra però che si tratti di piccoli proprietari né che intendano ritirare gli immobili dal mercato.
Come abbiamo scritto dopo il voto (To Brief), qualsiasi testo accettato da Junts resterebbe ancora più lontano dalle richieste dei manifestanti.
Uno sciopero senza data
A Madrid il corteo ha sfilato dietro uno striscione con la scritta «Hacia la huelga general» («verso lo sciopero generale») (EFE). Valeria Racu, portavoce del Sindacato degli inquilini, si aspetta che lo sciopero arrivi «presto», ma non c’è ancora una data e tutto dipende da altre organizzazioni (Europa Press).
La possibilità dipende soprattutto da CCOO e UGT, le due maggiori confederazioni sindacali spagnole, che però non hanno proclamato alcuno sciopero. Hanno sostenuto le manifestazioni e discuteranno una strategia comune con i gruppi degli inquilini (laSexta). Uno sciopero generale comporta l’astensione dal lavoro e sono queste organizzazioni ad avere la forza necessaria per portarlo in piazza.
Le imprese si opporrebbero. Antonio Garamendi, presidente della confederazione datoriale CEOE, sostiene che uno sciopero convocato soltanto per la casa non costituirebbe una vertenza sindacale e che le imprese si rivolgerebbero ai tribunali (La Vanguardia). La legge spagnola sullo sciopero del 1977 gli offre un appiglio giuridico: vieta le astensioni dal lavoro che non riguardino gli interessi professionali dei lavoratori (BOE).
I giornali irlandesi hanno seguito da vicino le manifestazioni, spesso attraverso la vicenda di Abascal (Irish Times, Irish News). L’interesse riflette probabilmente una crisi degli affitti che si avverte anche fuori dalla Spagna, ma nessuna istituzione dell’UE può dirimere questa contesa: l’Unione può intervenire soltanto nei limiti delle competenze che le attribuiscono i trattati (EUR-Lex), mentre questi decreti erano leggi spagnole, varate e poi bocciate a Madrid.
La decisione torna così al Congresso, dove il voto di venerdì indica con chiarezza che Sánchez, al momento, non ha i numeri neppure per approvare tutele che gli organizzatori degli inquilini giudicano già insufficienti.
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- 10/4/2026, 2:02:36 AM
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