Almaraz rinvia il nodo gas

Spain delays four shutdowns, then brings their deadlines dangerously close.
Composizione immagine · tobriefIl governo spagnolo ha prorogato fino all'8 giugno 2030 l'autorizzazione all'esercizio dei due reattori di Almaraz, la maggiore centrale nucleare del Paese (BOE). Il gruppo I avrebbe dovuto fermarsi nel novembre 2027, il gruppo II nell'ottobre 2028. Il ministero per la Transizione ecologica, MITECO, ha motivato la scelta con l'incertezza sui mercati energetici provocata dal conflitto in Medio Oriente e dalla guerra in Ucraina (MITECO). La decisione garantisce alla Spagna elettricità meno cara nel breve periodo, ma rende più stretto il calendario dell'uscita dal nucleare, concentrando diverse chiusure di reattori in pochi anni.
Perché Almaraz riduce la bolletta del gas
Almaraz pesa per dimensione. Nel 2025 la centrale ha prodotto 14.752 gigawattora di elettricità, circa il 7% del totale spagnolo e il 28,5% della generazione nucleare del Paese (Infobae/EFE, El Periódico de la Energía).
L'effetto sui prezzi passa dal funzionamento del mercato elettrico all'ingrosso europeo. In ogni ora le centrali offrono energia e l'impianto più costoso necessario a coprire la domanda fissa il prezzo riconosciuto a tutti. Quando quell'impianto brucia gas, il prezzo all'ingrosso incorpora il costo del combustibile e della CO2. Una quota consistente di produzione nucleare spinge fuori dal mercato più centrali a gas, che quindi determinano il prezzo meno spesso.
Secondo le simulazioni del MITECO, mantenere Almaraz in funzione fino al 2030 riduce del 7% la generazione da gas rispetto al piano nazionale energia-clima della Spagna, mentre taglia la produzione rinnovabile solo dell'1,4% (MITECO, EFEverde). Il governo non ha pubblicato una stima del risparmio per le famiglie, ma il meccanismo è lineare: meno gas nel mix che fissa il prezzo significa minore esposizione a impennate come quelle del 2022.
L'imbuto del 2030
La proroga non chiude l'uscita spagnola dal nucleare, la comprime. Prima dell'ordinanza, il calendario prevedeva spegnimenti scaglionati: Almaraz I nel 2027, Almaraz II nel 2028, poi gli altri reattori. Ora entrambe le unità di Almaraz si avvicinano ad Ascó I e Cofrentes intorno al 2030, mentre Vandellós II e Trillo dovrebbero seguire entro la scadenza complessiva del 2035 (Euronews, World Nuclear Association).
Invece di sostituire un reattore alla volta, la Spagna dovrà gestire quattro chiusure ravvicinate, costruendo più capacità alternativa e organizzando più smantellamenti nello stesso periodo. L'agenzia per i rifiuti radioattivi Enresa ha definito «insignificante» l'aumento dei rifiuti prodotto dalla proroga (BOE), ma qualche anno in più di esercizio modifica comunque i conti del fondo destinato alla gestione del fine vita. Il governo non ha spiegato come Enresa affronterebbe più chiusure concentrate nella stessa finestra. L'esperienza belga suggerisce che i costi non siano marginali: per estendere due reattori, Bruxelles ha dovuto negoziare con Engie un accordo da 15 miliardi di euro sulle passività e ottenere il via libera europeo agli aiuti pubblici (Reuters). In Spagna non c'è stata una trattativa paragonabile.
Chi guadagna e chi perde
I beneficiari più immediati sono i circa 3.000 lavoratori diretti e indiretti della centrale, insieme all'economia locale dell'Estremadura (Infobae/EFE, RTVE). I proprietari, Iberdrola, Endesa e Naturgy, continueranno a incassare da un impianto già ammortizzato, anche se il MITECO sostiene di avere respinto gli sgravi fiscali chiesti dalle utility (MITECO, elDiario.es). I produttori a gas perderanno ore di funzionamento.
Per gli sviluppatori rinnovabili il costo è meno visibile, ma non per questo irrilevante. Se le date di chiusura del nucleare possono slittare una volta, gli investitori possono aspettarsi che slittino ancora, con effetti sui progetti che richiedono impegni di lungo periodo (El Confidencial). Greenpeace ha stimato in 3,831 miliardi di euro il costo per i consumatori fino al 2033; resta una valutazione di parte, non una conclusione del regolatore (Público).
Il Portogallo condivide con la Spagna il mercato elettrico all'ingrosso MIBEL, quindi la produzione di Almaraz può incidere anche sui prezzi iberici. L'associazione ambientalista portoghese ZERO ha chiesto al governo di Lisbona di prendere posizione contro la proroga (Observador), anche se non esiste un'analisi pubblica che quantifichi l'effetto sulle bollette.
L'argomento a favore di Almaraz prima del 2030 è solido: meno gas nel sistema, meno pressione sui prezzi. Il punto più difficile arriva dopo, quando quattro reattori dovranno uscire di scena in tempi ravvicinati, servirà nuova capacità sostitutiva tutta insieme e gli investitori nelle rinnovabili avranno ricevuto un segnale chiaro: le scadenze nucleari, in Spagna, si possono negoziare. Madrid ha comprato tempo, non ancora una soluzione per l'imbuto che si formerà dall'altra parte.
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