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TECH_SCIENCE10 / 10 · storia del giorno3 min · 739 parole · 15 fonti

Thwaites: 30 millimetri in più entro il 2100

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Scritto dall IAto brief AI · 14 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Beneath Thwaites, seawater loosens the ice that still holds the seabed.

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il testo · 3 min di lettura

Molti modelli computerizzati dell’Antartide non considerano un tipo di fusione: l’acqua marina che erode un ghiacciaio dal basso, nei punti in cui il ghiaccio poggia ancora sul fondale. Includendo questo processo in un nuovo studio, il ghiacciaio Thwaites, il colosso dell’Antartide occidentale soprannominato «ghiacciaio dell’apocalisse», potrebbe contribuire all’innalzamento globale del mare per circa 30 millimetri entro il 2100, quasi il doppio della media di 15,2 millimetri stimata dai modelli precedenti (Nature Communications). Il raddoppio va però letto con cautela: i modelli precedenti davano risultati molto diversi e il confronto mette a fronte una simulazione calibrata con attenzione e il valore medio di un gruppo assai disomogeneo.

Lo studio, sottoposto a revisione paritaria e firmato da Mattia Poinelli, Eric Rignot e colleghi, è stato pubblicato il 12 ottobre (PubMed). Si tratta della proiezione di un singolo modello, le cui prove più solide vengono dal confronto tra le versioni che includono la fusione nascosta e quelle che la escludono.

Dove il ghiaccio perde contatto

Immaginate una zattera pesante spinta lungo uno scivolo verso un lago: la parte posteriore preme ancora sulla rampa, mentre quella anteriore galleggia. I glaciologi chiamano linea di appoggio il punto di passaggio tra le due; i modelli tradizionali lo rappresentano come un confine netto e collocano la fusione provocata dall’oceano soprattutto sul lato galleggiante.

Nel caso di Thwaites, quel confine è meno netto: con il salire e lo scendere delle maree, il ghiaccio si flette e l’acqua marina può insinuarsi sotto la parte che poggia sul fondale. Una precedente ricerca radar satellitare del gruppo di Rignot ha registrato la flessione del ghiaccio con le maree lungo un’ampia fascia, deducendo che l’acqua marina scorresse al di sotto (PNAS). Alcuni ricercatori hanno partecipato a entrambi gli studi: quell’osservazione è quindi la base del nuovo modello, non una sua verifica indipendente.

La fusione in questa fascia assottiglia il ghiaccio proprio nei punti in cui fa presa sul fondale. Quando questa presa si indebolisce, il ghiacciaio può staccarsi dagli alti del fondale che lo frenano, lasciando che il ghiaccio retrostante scorra più liberamente verso il mare. Il passaggio conta perché la maggior parte del contributo di un ghiacciaio all’innalzamento del mare proviene dal ghiaccio che poggiava sul fondale prima di raggiungere l’oceano; quello già galleggiante è come un cubetto in un bicchiere, avendo già spostato una quantità d’acqua pari al proprio peso.

Verificare il modello sul passato

Prima di guardare al futuro, il gruppo ha verificato se il modello riuscisse a riprodurre ciò che i satelliti avevano osservato dal 1996 al 2023. I ricercatori hanno confrontato ogni simulazione con la velocità del ghiaccio, il suo assottigliamento e la posizione della linea di appoggio (Research Square): riprodurre correttamente tutti e tre i parametri insieme è molto più difficile che azzeccarne uno solo, proprio come per un modello meteorologico che deve ricostruire contemporaneamente temperatura, vento e pioggia del giorno precedente.

Le versioni che includevano un’ampia fascia di fusione riproducevano meglio quel periodo rispetto a quelle che la escludevano. Il gruppo ha poi proiettato entrambe fino al 2100, mantenendo il clima sulla media del 1996-2023. Senza quella fascia, Thwaites contribuirebbe per 8,3 millimetri; includendo una fascia larga diversi chilometri, il contributo sale a 30,1 ± 5,7 millimetri, con il margine più o meno a indicare l’incertezza attorno al valore centrale (Nature Communications). Mantenere costante il clima è una scelta deliberata: serve a isolare l’effetto del processo di fusione finora omesso, senza dover ipotizzare quanto rapidamente si riscalderà l’oceano.

Che cosa significa per le coste europee

La stima per Thwaites riguarda la sua quota dell’innalzamento medio globale, non quello che subirà una singola costa. I livelli locali dipendono anche dal fatto che il terreno si sollevi o sprofondi e dalle condizioni oceaniche regionali (NASA). Per l’Europa, il rischio si manifesta con mareggiate e alte maree: senza difese più solide, l’Agenzia europea dell’ambiente prevede che l’innalzamento del mare renderà molto più frequenti gli eventi di livello marino estremo lungo buona parte delle coste del continente (EEA).

Il risultato più chiaro dello studio emerge dal confronto tra le sue stesse simulazioni: il ghiacciaio è lo stesso e il clima resta ugualmente stabile in entrambe, ma quando il modello ammette che l’oceano possa fondere il ghiaccio ancora appoggiato sul fondale, riproduce meglio il passato recente e stima un contributo all’innalzamento del mare molto maggiore. Per i numerosi modelli delle calotte glaciali che non considerano questa fascia, è un motivo concreto per includerla.

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10/14/2026, 1:44:27 AM
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