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EU_ECONOMICS01 / 05 · storia del giorno4 min · 856 parole · 54 fonti

La legge russa di Trump tiene pronto il 100%

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Scritto dall IAto brief AI · 20 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

American tariff powers gather around Europe’s remaining Russian energy flows.

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il testo · 4 min di lettura

Il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, firmato il 18 settembre, non impone alcun dazio a un Paese europeo (Congress.gov, White House). Attribuisce però al presidente Trump il potere di farlo. Se l'amministrazione individuerà un Paese tra i cinque maggiori acquirenti mondiali di petrolio greggio o gas naturale russo, il presidente potrà applicare dazi fino al 100% su tutto ciò che quel Paese esporta negli Stati Uniti (BBC).

Quando avevamo seguito per l'ultima volta questo disegno di legge, il testo aveva superato il voto del Senato. Ora è legge.

Come funziona il meccanismo di attivazione

Il meccanismo previsto per i Paesi terzi si trova nella sezione 113. Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti esamina i volumi degli acquisti globali nei dodici mesi precedenti. I Paesi che rientrano tra i primi cinque acquirenti di greggio russo, o tra i primi cinque per gli acquisti di gas, diventano soggetti ai possibili dazi (Congress.gov). Le classifiche vengono aggiornate ogni 180 giorni. Una disposizione distinta consente di applicare dazi fino al 500% alle merci importate direttamente dalla Russia.

Nessuno dei due massimali corrisponde a un'aliquota automatica: «fino al» significa che sarà la Casa Bianca a decidere quanto chiedere effettivamente. La sezione 115 consente al presidente di esentare qualsiasi dazio certificando che ciò risponde all'interesse nazionale, senza l'approvazione del Congresso (AP). La legge consegna all'amministrazione uno strumento discrezionale, non un tariffario prestabilito.

La dipendenza dell'Ungheria è reale, ma il criterio della legge è globale

L'Ungheria è il caso politicamente più visibile in Europa. Nel 2025 il greggio russo ha rappresentato, secondo le stime, il 93% delle importazioni ungheresi di petrolio, con circa 100.000 barili al giorno trasportati attraverso l'oleodotto Druzhba (DW, S&P Global). La raffineria Slovnaft, in Slovacchia, ha ridotto la quota russa a circa il 60%, ma resta progettata per lavorare il greggio di qualità Urals, la specifica miscela russa per la quale furono costruiti gli impianti (MOL).

La legge, tuttavia, non misura quanto un Paese dipenda dalla Russia. Misura la quantità assoluta di energia russa acquistata, mettendola a confronto con quella comprata da tutti gli altri acquirenti nel mondo. La sola Cina assorbe circa la metà delle esportazioni russe di greggio, mentre all'India va circa il 37% (CREA). Con 100.000 barili al giorno, l'Ungheria non rientrerebbe tra i primi cinque acquirenti globali. La legge prevede inoltre un'eccezione per il gas a favore dei Paesi che importano meno del 15% delle esportazioni complessive russe, purché dimostrino di stare riducendo gli acquisti (CBS).

Chi pagherebbe davvero un dazio del 100%

Se Washington designasse un Paese europeo, il dazio verrebbe riscosso alla frontiera statunitense dagli importatori americani. Questi ultimi avrebbero tre possibilità: assorbire il costo, trasferirlo sui compratori statunitensi oppure trovare un fornitore non europeo. In ogni caso gli esportatori europei perderebbero vendite, perché i loro prodotti diventerebbero molto più costosi sul mercato americano.

La questione riguarda soprattutto Ungheria e Slovacchia nei settori della componentistica automobilistica e dei macchinari. La pressione economica, però, inizierebbe prima ancora che venisse riscosso un dazio. Gli esportatori che vendono negli Stati Uniti avrebbero un interesse finanziario diretto a spingere i rispettivi governi a diversificare le forniture energetiche, eliminando così il presupposto per una designazione. Alla stessa conclusione arriverebbero banche e investitori nel valutare il rischio Paese.

Questa leva funziona soltanto se le imprese ritengono credibile la possibilità di una designazione. Oggi l'Ungheria probabilmente resterebbe fuori dal criterio dei primi cinque acquirenti per volume. L'incertezza principale riguarda il margine di discrezionalità dell'amministrazione nell'applicare le classifiche e nel decidere se trattare diversamente i contratti di fornitura via oleodotto e gli acquisti sul mercato spot.

Cambiare fornitori richiede tempo

L'oleodotto croato JANAF e il terminale GNL di Krk — dove il gas viene raffreddato fino a diventare liquido per poter essere trasportato via nave — rappresentano la rotta alternativa più plausibile. La capacità, però, è limitata. Il tratto dell'oleodotto diretto verso l'Ungheria può trasportare circa 13,2 milioni di tonnellate l'anno, mentre le due raffinerie di MOL ne richiedono complessivamente circa 14,2 milioni (JANAF). A marzo 2026 è iniziato un test di capacità prolungato, ma al 19 settembre non erano stati resi pubblici risultati che confermassero flussi affidabili sufficienti a sostituire le forniture russe.

La società energetica statale ungherese MVM ha riconosciuto che il GNL alternativo costerebbe di più (Telex). La diversificazione ha un prezzo, anche in assenza dei dazi americani.

Una disputa europea, non soltanto ungherese

Nel complesso l'UE ha ridotto la quota russa nelle importazioni di gas dal 45% del 2021 a circa il 19% nel 2024 (European Commission, Eurostat). Le medie europee nascondono però differenze profonde tra i singoli Paesi. La politica commerciale esterna è gestita dalle istituzioni dell'UE, non dai governi nazionali (TFEU Article 207). Un dazio statunitense contro l'Ungheria diventerebbe probabilmente una disputa tra UE e Stati Uniti, anziché restare bilaterale.

Per l'Europa questa legge crea uno strumento negoziale, non uno shock tariffario immediato. Non è stata fissata alcuna aliquota e i Paesi più dipendenti dall'energia russa potrebbero non raggiungere la soglia prevista dal criterio dei volumi. Le classifiche aggiornate periodicamente dall'amministrazione e le decisioni sulle designazioni non sono però ancora pubbliche, mentre l'incentivo politico a usare la minaccia è già in campo.

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