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EU_PUBLIC_AFFAIRS04 / 08 · storia del giorno3 min · 803 parole · 145 fonti

La Turchia prepara una legge che affida al presidente Erdogan il controllo delle acque contese nel Mediterraneo

Scritto dall IAto brief AI · 16 maggio 2026, 09:57
Come è stata scritta

Ankara's maritime bill transforms the Aegean into a map to be redrawn.

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il testo · 3 min di lettura

Dalle isole dell'Egeo a ridosso della costa anatolica fino ai giacimenti di gas a sud di Cipro, la Turchia si prepara a ridisegnare la mappa giuridica del Mediterraneo orientale. La legge sulle «zone di giurisdizione marittima» dell'AKP, presentata all'Università di Ankara il 12 maggio, trasformerebbe per la prima volta in norma la dottrina della «Patria blu». Il testo darebbe al presidente Erdogan il potere di dichiarare il controllo esclusivo su acque che Grecia e Cipro rivendicano come proprie (Al-Monitor, Turkiye Today). La scelta dei tempi non è casuale: Ankara ospiterà il vertice Nato il 7-8 luglio, e il disegno di legge dovrebbe arrivare in Parlamento qualche settimana prima.

Una legge nazionale con effetti oltre confine

La Turchia non ha mai firmato l'UNCLOS, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, cioè ciò che più si avvicina a una costituzione globale degli oceani. Il disegno di legge aggira quindi il terreno degli obblighi pattizi e costruisce invece un meccanismo interno di applicazione. Le autorità turche potrebbero fermare, sequestrare o espellere navi che operino in aree rivendicate unilateralmente da Ankara. Il ministro degli Esteri greco Gerapetritis ha avvertito il 15 maggio che mettere queste pretese nero su bianco «condannerà la distensione nell'Egeo» (iefimerida.gr). Atene, a marzo, ha inviato una lettera formale all'ONU sostenendo che tutte le isole greche, indipendentemente dalle dimensioni, generano zone marittime piene secondo il diritto internazionale consuetudinario (Capital.gr).

Oltre i confini turchi, quella legge non avrebbe valore nel diritto internazionale. Ma ad Ankara potrebbe bastare altro. Creando un meccanismo di decreto presidenziale, il testo trasformerebbe quelle che finora erano provocazioni navali in atti di enforcement statale, spostando il conflitto dalla dimostrazione di forza in mare alla legge scritta.

Tre potenze europee, tre calcoli diversi

La risposta europea mostra una frattura netta tra Francia, Germania e Italia.

La Francia ha scelto il linguaggio della segnalazione militare. Macron ha visitato la portaerei Charles de Gaulle al largo di Creta dopo aver dichiarato ad Atene, il 25 aprile, che la Francia sarebbe stata al fianco della Grecia «qualunque cosa accada» (Élysée). Un accordo sullo status delle forze con Cipro, atteso per giugno, formalizzerà la presenza militare francese sull'isola, trasformando il sud di Cipro in una piattaforma avanzata per la proiezione di potenza europea (Observatoire Turquie).

La Germania si muove su entrambi i tavoli. Il governo Merz sta valutando missili turchi a lungo raggio come sostituti dei Tomahawk, con una decisione possibile proprio al vertice di Ankara (Klamm.de). Berlino intende finanziare l'acquisto su base bilaterale, non attraverso SAFE, il nuovo fondo europeo per gli acquisti comuni nella difesa, perché Grecia e Cipro bloccherebbero qualunque accordo a livello UE (RegionalHeute). La Fondazione Konrad Adenauer definisce questa scelta una «scommessa strategica»: puntare sulla Turchia come ancora meridionale della Nato, anche a costo di indebolire la solidarietà con Stati membri dell'Unione (KAS).

L'Italia tace. Roma ha firmato un accordo sui droni con Baykar, sta approfondendo la cooperazione navale-industriale con Ankara e punta a 40 miliardi di euro di scambi bilaterali entro il 2030 (Formiche). Da Palazzo Chigi non è arrivata alcuna critica pubblica al disegno di legge sulla «Patria blu».

La trappola della Nato

Il ritiro di truppe americane dall'Europa, compresi 5.000 soldati dalla Germania e la cancellazione della rotazione di una brigata in Polonia, rafforza concretamente la posizione turca (LA Times, Euronews). Il segretario generale della Nato, Rutte, ha visitato in aprile il complesso industriale-difensivo turco ASELSAN, ha definito una «rivoluzione» l'avanzata militare-industriale del Paese e ha rifiutato esplicitamente di commentare in pubblico la disputa tra Grecia e Turchia (NATO, NATO transcript).

La Turchia ha già mostrato di saper usare le regole della Nato per ottenere concessioni. Ha sfruttato il veto sull'adesione svedese per garantirsi accordi sugli F-16. Ha assorbito le sanzioni americane per l'acquisto degli S-400 senza uscire dall'Alleanza. Ora legifera su rivendicazioni marittime contro due membri dell'UE mentre ospita il vertice che richiede la loro cooperazione. Ogni provocazione misura se la regola del consenso, che consente a un solo membro di bloccare le decisioni dell'Alleanza, limiti la Turchia o finisca per armarne la mano.

Che cosa resta aperto

Il disegno di legge non è ancora entrato nel Parlamento turco. Il fatto che venga approvato prima o dopo il vertice determinerà se gli alleati dovranno confrontarsi con un fatto compiuto o con una pedina negoziale. Gli strumenti più duri a disposizione dell'UE, le sanzioni, richiedono l'unanimità del Consiglio e restano bloccati proprio dagli Stati membri che stanno rafforzando i legami militari con Ankara. I giacimenti di gas ciprioti, da Kronos ad Aphrodite e Glaucus, rischiano ritardi negli investimenti mentre l'incertezza giuridica si accumula (Politis). Le tre maggiori potenze europee attribuiscono ciascuna un prezzo diverso al voltarsi dall'altra parte. La scommessa turca è che nessuna riesca a concordare il costo di una risposta.

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5/16/2026, 9:59:19 AM
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