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EU_PUBLIC_AFFAIRS08 / 08 · storia del giorno3 min · 769 parole · 143 fonti

La Turchia mette in legge le rivendicazioni marittime contestate mentre le potenze europee firmano nuovi accordi di difesa

Scritto dall IAto brief AI · 18 maggio 2026, 03:30
Come è stata scritta

Ankara projects its domestic legal order across the contested reaches of the Aegean.

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il testo · 3 min di lettura

La Turchia si prepara a trasformare in legge interna ogni confine marittimo conteso nell'Egeo e nel Mediterraneo orientale. Nel frattempo, tre grandi economie europee hanno scelto Ankara come tappa obbligata per nuovi accordi di difesa.

Il disegno di legge quadro sulla giurisdizione marittima, atteso in Parlamento dopo il 31 maggio, recepisce la minaccia di casus belli formulata nel 1995 contro un'eventuale estensione delle acque territoriali greche, priva alcune isole egee contese dei diritti marittimi definendole «zone grigie» e attribuisce al presidente il potere di dichiarare aree marittime a «status speciale» senza un nuovo passaggio parlamentare (Ethnos, Protothema). Ankara non ha mai firmato l'UNCLOS, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare che regola i confini marittimi, e questo lascia Bruxelles senza nemmeno un quadro giuridico condiviso con cui contestare le pretese turche (Libre).

Il mercato delle armi

Nelle due settimane precedenti quella scadenza, tre economie europee di primo piano hanno rafforzato i legami militari con la Turchia.

Il Belgio ha inviato ad Ankara e Istanbul una delegazione commerciale di 428 persone, guidata dalla regina Mathilde, tra il 10 e il 14 maggio. Il ministro della Difesa Theo Francken ha firmato nove accordi nel settore della difesa, ha manifestato interesse per i droni turchi e ha definito la Turchia «un modello» per la modernizzazione militare europea (Yeni Safak, BusinessAM). Francken ha anche dichiarato il sostegno del Belgio all'ingresso turco in SAFE, il programma da 150 miliardi di euro per finanziare la difesa europea. Grecia e Cipro avevano posto il veto alla partecipazione della Turchia nell'ottobre 2025. Bruxelles, almeno nella lettura belga, dovrebbe ora tornare sui propri passi (Daily Sabah).

La francese Safran Electronics ha firmato il 12 maggio a Istanbul una partnership strategica con Baykar, il principale produttore turco di droni. L'accordo sostituisce i sensori canadesi montati sul drone TB2 con sistemi di puntamento francesi, liberando Baykar da una parte delle restrizioni occidentali all'export (Opex360). Tre settimane prima, Emmanuel Macron era ad Atene per definire «intangibile» la clausola di mutua difesa tra Francia e Grecia, estendendo di fatto l'ombrello nucleare francese al territorio greco (Le Figaro). Parigi promette dunque di difendere la Grecia e, nello stesso tempo, arma il Paese che la minaccia.

La Germania ha riattivato il Dialogo strategico con la Turchia il 18 maggio, per la prima volta dal 2014, mentre valuta missili turchi a lungo raggio come possibile alternativa ai Tomahawk (KAS). Berlino sostiene inoltre l'inclusione della Turchia in SAFE.

Perché l'Europa non riesce a rispondere

L'Unione europea dispone, sulla carta, di strumenti per reagire a sfide alla sovranità dei propri Stati membri: un regime di sanzioni mirate creato nel 2019, il congelamento della modernizzazione dell'unione doganale e la leva dei fondi di preadesione. Contro la Turchia, però, nessuno di questi strumenti funziona davvero.

Le sanzioni richiedono l'unanimità in Consiglio, cioè l'accordo di tutti i 27 governi, e basta un solo Stato per bloccarle. L'Ungheria ha già posto veti su misure riguardanti Ankara. Bulgaria e Romania, dipendenti dalla cooperazione turca nel Mar Nero, evitano lo scontro. L'accordo UE-Turchia del 2016 sui migranti, in base al quale Ankara ospita circa 3,9 milioni di rifugiati siriani, dà alla Turchia una leva strutturale su qualsiasi misura punitiva: colpire Ankara significa rischiare una nuova crisi migratoria al confine sud-orientale dell'Europa (CER, Verfassungsblog).

Grecia e Cipro conservano un solo strumento: il veto. Lo hanno usato per escludere la Turchia da SAFE e continuano a bloccare i colloqui sull'unione doganale. Il veto impedisce benefici, ma non impone costi. Ankara ha perso l'accesso a SAFE nell'ottobre 2025 e da allora non ha modificato una sola rivendicazione marittima.

Intanto cresce la coalizione che vuole rovesciare quel veto. Belgio, Germania, Italia, Spagna, Ungheria e Polonia sostengono l'ingresso turco in SAFE, presentandolo come una questione di logica atlantica più che come una concessione ad Ankara. I Paesi che comprano armi turche sono gli stessi che spingono per aprire alla Turchia i fondi europei per la difesa.

Lo scudo della NATO

Atene sostiene che la legge quadro turca non produrrà «alcun effetto giuridico» nel diritto internazionale. Il portavoce del governo greco, Pavlos Marinakis, l'ha descritta come teatro politico interno (Ethnos). Ma Ankara sta costruendo un'autorizzazione legale interna per future azioni nelle acque contese, che una volta approvata non richiederà più il voto del Parlamento.

Il vertice NATO di Ankara del 7-8 luglio arriverà poche settimane dopo il probabile varo della legge. Nessuno Stato membro dell'UE vorrà uno scontro pubblico con il Paese ospitante. La Turchia codifica le rivendicazioni marittime, poi accoglie l'alleanza che impedisce all'Europa di reagire. Il calendario del vertice funziona già come uno scudo.

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