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EU_PUBLIC_AFFAIRS02 / 10 · storia del giorno3 min · 808 parole · 42 fonti

USA sanzionano la CPI, pagamenti ancora attivi

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Scritto dall IAto brief AI · 10 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

The court’s payments remain permitted, but its suppliers must choose to stay.

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il testo · 3 min di lettura

Il 9 ottobre Washington ha inserito la Corte penale internazionale (CPI) nella propria lista nera delle sanzioni, congelando ogni bene del tribunale presente negli Stati Uniti o detenuto da cittadini americani (OFAC, ICC). Un’autorizzazione temporanea consente di effettuare legalmente i pagamenti ordinari legati agli Stati Uniti fino al 7 aprile 2027 (OFAC General License 13), ma spetta a Washington decidere se prorogarla. I governi europei che sostengono la Corte hanno espresso solidarietà, senza però indicare pubblicamente chi potrebbe gestirne i fondi se l’autorizzazione scadesse.

Gli Stati Uniti avevano già sanzionato singoli giudici e procuratori della Corte. Il mese scorso avevamo riferito che si preparava un provvedimento contro l’istituzione stessa (To Brief).

Secondo il segretario di Stato Marco Rubio, l’inserimento nella lista mira a impedire alla Corte di agire contro cittadini americani e a limitarne le risorse (US State Department). Gli Stati Uniti non hanno mai aderito allo Statuto di Roma, il trattato che ha istituito la Corte, e ne respingono la giurisdizione sui cittadini dei Paesi che non vi hanno aderito, come gli stessi Stati Uniti e Israele.

La Corte risponde richiamando il criterio territoriale previsto dal trattato: può indagare sui crimini commessi sul territorio di uno Stato membro, chiunque ne sia l’autore. Definisce le sanzioni un attacco allo Stato di diritto e afferma che proseguirà tutti i procedimenti (ICC).

Che cosa copre l’autorizzazione di sei mesi

Il giorno dell’inserimento nella lista, l’OFAC, l’ufficio del Tesoro che gestisce le sanzioni statunitensi, ha rilasciato quattro licenze generali, esenzioni valide per intere categorie di operazioni (OFAC). Riguardano soltanto le transazioni con un legame con gli Stati Uniti: quelle che coinvolgono cittadini americani, società statunitensi o denaro che transita nel Paese.

La più ampia, la General License 13, copre le spese necessarie al funzionamento della Corte: contributi degli Stati membri, stipendi, assicurazione sanitaria e affitti, fino al 7 aprile 2027 (OFAC General License 13).

Dopo quella data, i pagamenti non saranno più coperti, a meno che Washington non rinnovi l’autorizzazione. Una scheda informativa del Dipartimento di Stato, ripubblicata da Forth, presenta questo intervallo come un’occasione per consentire ai membri della Corte di affrontare diplomaticamente le obiezioni americane (State Department fact sheet via Forth). Il divieto e la scadenza sono stati fissati dagli Stati Uniti, che hanno anche il potere di spostare quest’ultima.

Perché una licenza non trattiene un fornitore

Una licenza rende legale un servizio, ma non obbliga un fornitore a offrirlo. Banche, assicurazioni e società informatiche con filiali o beni negli Stati Uniti, oppure con banche corrispondenti americane — gli istituti partner che gestiscono i pagamenti transfrontalieri — possono giudicare il rischio troppo elevato.

La Corte ha già perso un fornitore. Il contratto per l’assicurazione sanitaria con la compagnia francese AXA si è concluso il 1° ottobre di comune accordo, perché entrambe le parti temevano sanzioni più ampie (Reuters). L’uscita è avvenuta prima che le sanzioni colpissero l’istituzione stessa.

Reuters ha riferito anche che la Corte ha trovato soluzioni alternative per i servizi bancari e assicurativi (Reuters). Questi accordi non sono ancora stati messi alla prova dalle nuove sanzioni e la loro tenuta resta da verificare.

Il sostegno europeo e i limiti dell’unico strumento giuridico

L’8 ottobre otto governi, tra cui due Paesi extraeuropei, Canada e Giappone, hanno respinto le sanzioni (joint statement). Nella dichiarazione non hanno indicato una banca, una garanzia o un’assicurazione comune per la Corte.

La Corte ha sede nei Paesi Bassi. Il primo ministro Rob Jetten ha definito essenziale il margine di sei mesi per il dialogo e promesso di valutare contromisure insieme agli alleati (Dutch government), ma non ha indicato una banca disposta a gestire i pagamenti della Corte.

Il Belgio chiede di più. Il ministro degli Esteri Maxime Prévot vuole che l’UE protegga le imprese europee attraverso il regolamento di blocco e ha inserito il tema della Corte nell’agenda dei ministri degli Esteri dell’UE per il 12 ottobre (Belgian Foreign Ministry).

I ministri possono fare pressione, ma la decisione spetta alla Commissione europea. Il regolamento di blocco vieta alle imprese dell’UE di rispettare le sanzioni straniere che vi sono elencate: al momento, le misure statunitensi contro Cuba e Iran. Solo la Commissione può aggiungere quelle contro la CPI (EUR-Lex).

Anche se lo facesse, la legge avrebbe un limite netto: non può proteggere i beni di un’impresa negli Stati Uniti né obbligare una banca ad accettare la Corte come cliente. È lo stesso problema emerso con AXA.

I rapporti di forza sono sbilanciati. Washington controlla l’autorizzazione per i pagamenti della Corte legati agli Stati Uniti e deciderà se mantenerla oltre il 7 aprile. I governi europei hanno espresso sostegno, ma nelle dichiarazioni pubbliche non hanno offerto garanzie ai fornitori che si assumerebbero il rischio se l’autorizzazione scadesse. Ora la Commissione deve decidere se estendere il regolamento di blocco; anche in caso di sì, la Corte continuerebbe a dipendere dalla scelta di banche e assicurazioni di restare al suo fianco.

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10/10/2026, 1:36:23 AM
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