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EU_ECONOMICS01 / 10 · storia del giorno4 min · 871 parole · 35 fonti

Washington vuole 120 milioni di barili di diesel

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Scritto dall IAto brief AI · 2 ottobre 2026, 02:50
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Europe weighs selling emergency diesel before the next supply shock.

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il testo · 4 min di lettura

Gli Stati Uniti hanno chiesto a Francia e Germania di immettere sul mercato le scorte di emergenza di diesel, minacciando possibili limiti alle esportazioni americane; secondo una fonte, la richiesta rivolta all’intera UE sarebbe di 120 milioni di barili in sei mesi (Reuters). Vendere ora il carburante accumulato potrebbe contenere i prezzi, ma lascerebbe l’Europa meno protetta nel caso in cui le forniture si interrompessero in seguito. Per ora non è stato concordato né il rilascio delle scorte né un divieto.

Una richiesta accompagnata da una minaccia

Washington presenta la richiesta come una condivisione degli oneri. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto che a marzo gli Stati Uniti hanno fatto la propria parte nel rilascio coordinato delle riserve e che ora gli alleati dovrebbero rispettare gli impegni assunti. Il segretario all’Energia Chris Wright sostiene che più diesel contribuirebbe a coprire il fabbisogno prima della raccolta e della stagione invernale del riscaldamento (Reuters).

La minaccia è meno definita della richiesta. Donald Trump si è detto favorevole a valutare un divieto temporaneo alle esportazioni, ma ha anche chiesto se una misura del genere farebbe salire i prezzi della benzina negli Stati Uniti; Wright, a sua volta, ha messo in guardia da un divieto generalizzato (Washington Post). Non è stato emanato alcun provvedimento che lo introduca.

L’Europa ha comunque motivo di prendere sul serio la minaccia. Secondo un dato relativo ad agosto, gli Stati Uniti rappresentavano circa la metà delle importazioni di diesel dell’UE (Euronews). Perdere un fornitore di queste dimensioni costringerebbe gli acquirenti europei a contendersi i carichi disponibili altrove.

L’entità dell’aumento dei prezzi è il risultato di una simulazione, non una previsione. Oxford Economics ha stimato che, in caso di divieto totale, i prezzi all’ingrosso del diesel in Europa — quelli applicati da raffinerie e operatori prima che il carburante arrivi alle pompe — salirebbero del 40-50%. Questo scenario estremo aiuta a capire perché il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič abbia avvertito che le restrizioni statunitensi danneggerebbero l’economia europea (Euronews).

Chi detiene il carburante

Bruxelles non dispone di scorte proprie di diesel. Ogni Stato membro conserva le proprie riserve di emergenza, affidandole ad agenzie pubbliche o a compagnie petrolifere tenute per legge a mantenerle; ciascun governo decide se e quando rilasciarle secondo la propria normativa (EU stocks directive). È per questo che Washington fa pressione su Parigi e Berlino, anziché sulla Commissione.

Il prelievo sarebbe ingente. Secondo CGTN, che cita dati basati su Eurostat riferiti a maggio 2025, allora le scorte di emergenza dell’UE di diesel e gasolio ammontavano a circa 39 milioni di tonnellate. Nella stima dell’emittente, il rilascio richiesto, pari a circa 16 milioni di tonnellate, rappresenterebbe il 41% del totale (CGTN). I dati risalgono a oltre un anno fa, quindi oggi la quota potrebbe essere più alta o più bassa.

Berlino è prudente. Il ministero dell’Economia tedesco ha dichiarato di non aver ricevuto nuove richieste dall’Agenzia internazionale dell’energia (AIE, che coordina il rilascio delle riserve tra i Paesi importatori di petrolio) e ha messo in guardia dal rischio di turbare il mercato (Bloomberg).

Perché alla pompa i prezzi potrebbero non scendere

Per la Commissione il problema riguarda i prezzi, non la disponibilità di carburante. La portavoce Anna-Kaisa Itkonen ha detto che l’UE non ha una carenza di diesel, ma una «crisi di accessibilità economica» (EU Perspectives). Ad agosto i prezzi dei carburanti per il trasporto privato nell’UE erano superiori del 23,8% rispetto a un anno prima; l’indice comprende sia la benzina sia il diesel (Eurostat). Autotrasportatori e agricoltori risentono subito del rincaro del diesel, che alimenta direttamente camion e trattori.

Il rilascio agirebbe sul mercato all’ingrosso: più barili in vendita possono far scendere i prezzi anche se i governi cedono il carburante a quello corrente. Che poi un autotrasportatore spenda meno dipende dai rivenditori, che potrebbero trasferire solo in parte il ribasso, farlo con ritardo o trattenere la differenza aumentando i margini.

L’analista polacca del mercato dei carburanti Urszula Cieślak ha osservato che vendere le scorte al prezzo di mercato non farebbe scendere automaticamente i prezzi per gli automobilisti, mentre cederle sotto quel livello potrebbe trasferire valore agli intermediari (Fakt). Il meccanismo è semplice: un operatore che acquista carburante pubblico a un prezzo ridotto può rivenderlo a quello di mercato e incassare la differenza, facendo finire lo sconto nei conti di un grossista anziché nelle tasche di un agricoltore.

Anche questa assicurazione ha un costo. Ogni barile venduto oggi smette di proteggere l’Europa da una futura interruzione delle forniture, mentre le agenzie o le compagnie che detengono le scorte dovranno prima o poi pagarne il reintegro.

I Paesi membri dell’AIE discuteranno la questione il 2 ottobre (Bloomberg). Il compromesso da affrontare è già evidente: all’Europa si chiede di impiegare una parte consistente delle riserve create per fronteggiare una carenza di forniture, così da contenere i prezzi, benché il sollievo alla pompa resti incerto. L’obiettivo è scongiurare un divieto alle esportazioni americane, minacciato ma non ancora disposto, sul quale anche gli stessi funzionari di Washington mantengono riserve. Poiché i dati sulle scorte risalgono a maggio 2025, non è possibile stabilire con precisione quale quota sarebbe coinvolta; le cifre disponibili indicano comunque un prelievo ingente dalle riserve europee.

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