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EU_PUBLIC_AFFAIRS04 / 08 · storia del giorno3 min · 754 parole · 144 fonti

US vuole basi sovrane in Groenlandia

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Scritto dall IAto brief AI · 19 maggio 2026, 14:12
Come è stata scritta

The demand for permanent sovereign soil on a landscape that refuses to be owned.

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il testo · 3 min di lettura

Gli Stati Uniti gestiscono basi militari in Europa su suolo altrui. In Germania, Italia e Portogallo, i Paesi ospitanti conservano la sovranità formale e, almeno sulla carta, il diritto di negare l’accesso. Le richieste avanzate da Washington sulla Groenlandia renderebbero esplicita la perdita di sovranità e andrebbero oltre qualsiasi accordo oggi in vigore.

Le indiscrezioni pubblicate il 18 maggio hanno rivelato colloqui trilaterali riservati nei quali gli Stati Uniti puntano a tre obiettivi: una «clausola perpetua» che garantisca la presenza permanente delle truppe anche dopo un’eventuale indipendenza groenlandese, un potere di veto di fatto sugli investimenti esteri e tre nuove basi qualificate come «territorio sovrano americano» (United24 Media, Times Now). Poche ore dopo, il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha incontrato l’inviato di Trump, Jeff Landry, e ha scelto una formula senza ambiguità: «Il popolo groenlandese non è in vendita» (Copenhagen Post, ABC Nyheter).

Il precedente Lajes, messo per iscritto

L’accordo di difesa oggi in vigore tra Stati Uniti e Danimarca, firmato nel 1951 e aggiornato nel 2004, concede già a Washington un accesso molto ampio. La Pituffik Space Base si estende per 625 chilometri quadrati. Ma gli Stati Uniti operano su territorio danese-groenlandese, non su terra di proprietà americana (SOF News).

La richiesta di territorio sovrano cambierebbe la natura dell’intesa. L’unico precedente europeo è quello britannico di Akrotiri e Dhekelia, a Cipro, aree che la Corte suprema del Regno Unito ha definito «il residuo della colonia britannica» (DW). Altrettanto inedito è il veto sugli investimenti: Washington vuole un potere di controllo sull’economia groenlandese mentre la stessa legge groenlandese sul vaglio degli investimenti esteri è stata rinviata all’autunno 2026. Gli Stati Uniti cercano dunque di controllare una cornice che ancora non esiste (Arctic Today).

Il modello attuale delle basi americane in Europa mostra già crepe evidenti. A marzo l’Italia ha negato ai bombardieri statunitensi l’accesso a Sigonella per operazioni contro l’Iran, richiamando l’obbligo di autorizzazione parlamentare (Analisi Difesa). In Portogallo, alcuni ministri hanno ammesso che gli Stati Uniti potrebbero usare la base di Lajes attraverso «autorizzazioni tacite», informando Lisbona a posteriori anziché chiederne il permesso (CNN Portugal). Le richieste sulla Groenlandia trasformerebbero in regola ciò che il Portogallo subisce in modo informale, spingendosi anche oltre.

La paralisi di Copenaghen, il veto di Nuuk

La Danimarca è senza un governo pienamente operativo da otto settimane. L’esecutivo uscente non può vincolare il parlamento e la Costituzione danese richiede una maggioranza dei cinque sesti per cedere territorio (POV International). Si sta tentando di formare un nuovo governo di minoranza di centrodestra, ma l’esito resta aperto (Politiken).

La Groenlandia riempie il vuoto con gli strumenti costituzionali di cui dispone. In base al Self-Government Act del 2009, la legge che ha attribuito a Nuuk il controllo sulle risorse e sulla politica commerciale indipendentemente da Copenaghen, il parlamento groenlandese può bloccare accordi di investimento e concessioni minerarie. Nielsen, di centrodestra, e il ministro degli Esteri Múte B. Egede, socialista di sinistra, respingono entrambi le richieste americane. Questo consenso trasversale è la carta più forte nelle mani di Nuuk (ABC Nyheter).

L’acquisto silenzioso

L’Ue non ha un mandato giuridico per intervenire nei negoziati sulle basi in Groenlandia, che lasciò la Comunità europea nel 1985. Il Parlamento europeo ha definito il comportamento americano «una grave minaccia agli interessi strategici dell’Ue» (Constitutional Discourse), ma le ricadute strategiche pesano più di qualunque dichiarazione di Bruxelles.

La Francia si muove da sola. Il ministro del Commercio Nicolas Forissier è stato a Nuuk il 15 maggio, dove ha firmato un accordo di mappatura geologica con l’ente statale BRGM (Capitol.fr). La Germania sostiene verbalmente la Danimarca, senza però proporre una strategia artica (Spiegel). La Polonia tace: il rapporto bilaterale con Washington conta più della solidarietà nordica (Defence24).

La partita economica potrebbe però avere già un vincitore. Critical Metals Corp, controllata da interessi americani, detiene il 92,5% del giacimento Tanbreez in Groenlandia, la più grande fonte non sviluppata di terre rare pesanti al di fuori della Cina. La quota è stata acquisita con il sostegno della EXIM Bank, il che significa che la finanza appoggiata dallo Stato americano ha blindato la risorsa mentre lo scontro militare occupava i titoli (Le Monde, IFRI). I finanziamenti europei per le attività minerarie artiche restano «in larga parte non impiegati». L’inviato Landry ha detto che Trump gli ha chiesto di «farsi quanti più amici possibile» (RTE). Nessun pacchetto economico è stato annunciato. Mentre il negoziato sulla sovranità si arena, gli Stati Uniti stanno costruendo un controllo economico che non ha bisogno del consenso di Nuuk.

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