Skip to main content
EU_PUBLIC_AFFAIRS03 / 18 · storia del giorno3 min · 686 parole · 65 fonti

Vucic lascia, voto anticipato in Serbia

Scritto dall IAto brief AI · 29 giugno 2026, 03:50
Come è stata scritta
Illustrazione tobrief

AI Ημερήσια Σύνθεση

Composizione immagine · tobrief
il testo · 3 min di lettura

Il 27 giugno Aleksandar Vucic ha detto ai sostenitori che lascerà la presidenza serba entro poche settimane e convocherà elezioni anticipate, senza indicare né la data delle dimissioni né quella del voto. Nello stesso intervento ha promesso di aiutare il Partito progressista serbo a vincere con un margine ancora più netto rispetto al passato (Euronews, Al Jazeera). Lasciare l’incarico mentre si lavora per mantenere intatta la macchina del potere: è questa combinazione, più che il gesto in sé, a spiegare perché in Europa l’annuncio abbia suscitato scetticismo, non entusiasmo.

Proteste che non si fermano

Le proteste che hanno portato Vucic fin qui sono le più ampie viste in Serbia dalla caduta di Slobodan Milosevic nel 2000. Sono cominciate dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, nel novembre 2024, in cui morirono 16 persone, e da una richiesta di responsabilità si sono trasformate in una mobilitazione continua per le dimissioni del presidente e per elezioni libere (RFE/RL, Internazionale/Reuters). Il giorno dopo l’annuncio, i manifestanti sono tornati in piazza invece di rientrare a casa: hanno letto la mossa come una manovra, non come una concessione (Al Jazeera).

Cambia il titolo, resta il potere

Lo scenario descritto dalla maggior parte degli analisti e dalla stampa regionale è lineare. Vucic lascia la presidenza, insedia una figura fedele e rientra come primo ministro o come capo del partito, cambiando incarico ma conservando uomini e istituzioni che sostengono il suo controllo. Testate croate, ungheresi e romene sono arrivate separatamente alla stessa lettura (tportal, 444, Adevarul). La tedesca Zeit ha definito apertamente tattica la decisione (Zeit).

Che lo scambio funzioni dipenderà da quanto le elezioni anticipate saranno davvero competitive. I precedenti non incoraggiano. La PACE, l’organismo del Consiglio d’Europa che monitora gli standard democratici nel continente, ha segnalato minacce all’indipendenza della magistratura, restrizioni alla libertà di espressione, attacchi ai giornalisti e uso eccessivo della forza contro i manifestanti (EU Alive). L’ODIHR, il braccio dell’OSCE che osserva le elezioni, aveva ancora raccomandazioni aperte sulla legge elettorale serba nel giugno 2026 (ODIHR). Senza un’autorità dei media funzionante e senza liste elettorali riformate, la copertura della campagna resta in larga misura senza controllo e le condizioni del voto favoriscono chi governa. Un voto anticipato in questo contesto non diventa equo per il solo fatto di essere convocato.

Ciò che Bruxelles chiede, e non può imporre

La Serbia è candidata all’adesione all’UE dal 2012 e non apre un nuovo capitolo negoziale dal 2021. Lo stallo riflette un giudizio politico, non un ritardo burocratico. A giugno il Parlamento europeo ha affermato che il percorso di adesione dovrebbe avanzare solo quando la Serbia dimostrerà progressi misurabili su Stato di diritto, elezioni libere, indipendenza della magistratura e libertà dei media (European Parliament). L’adesione richiede inoltre che Belgrado allinei la politica estera a quella dell’UE, comprese le sanzioni contro la Russia, e normalizzi i rapporti con il Kosovo. Tre anni dopo l’accordo di Ohrid, l’intesa mediata dall’UE per regolare le relazioni tra Belgrado e Pristina, nemmeno un articolo è stato attuato integralmente da entrambe le parti, secondo Carnegie Europe (Carnegie Europe).

L’UE ha davanti un dilemma reale, anche se stretto. Se accetta uno scambio di incarichi puramente cosmetico, indebolisce la promessa di giudicare i candidati sulla base delle riforme effettive. Se spinge troppo senza offrire alla Serbia una prospettiva credibile di adesione, lascia spazio a concorrenti che a Belgrado si muovono già con metodo. Dopo la visita di Vucic a Pechino nel maggio 2026, sono stati annunciati più di 20 nuovi accordi bilaterali (Eurasia Review). L’Ungheria aggiunge un’ulteriore complicazione: Budapest tratta la Serbia come partner strategico, mentre usa argomenti di “equità” balcanica per rallentare i progressi di altri candidati (Euronews).

Tutto ciò che renderebbe davvero significativo l’annuncio resta sospeso: la data delle dimissioni, la data delle elezioni, il rinnovo dell’autorità sui media, il trattamento dei manifestanti durante la campagna, l’accesso pieno degli osservatori internazionali. Vucic ha ceduto alla pressione. Se abbia ceduto anche una quota di potere è la domanda alla quale gli studenti serbi, le istituzioni europee e gli interlocutori geopolitici di Belgrado proveranno a rispondere, ciascuno secondo i propri interessi.

How was this article?

Help us get better

Details about this article
Model:
claude-opus-4-6
Generated:
6/29/2026, 3:17:46 AM
Pipeline run:
eu_pipeline_20260629_015006
Watermark:
SynthID (Google's invisible watermark)
Human review:
None before publication
Learn more about our methodology