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EU_PUBLIC_AFFAIRS09 / 18 · storia del giorno3 min · 799 parole · 32 fonti

Wang Yi riapre il canale svedese

Scritto dall IAto brief AI · 5 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

Beijing’s diplomatic charm offensive tests the structural integrity of Europe’s unified Nordic front.

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il testo · 3 min di lettura

Per la prima volta in 22 anni, un ministro degli Esteri cinese ha visitato la Svezia. La tappa di Wang Yi a Stoccolma, il 4 luglio, si inseriva in un giro nordico tra Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia dal 2 all'8 luglio (GP, Politiken). Il viaggio serve a misurare il terreno: Pechino vuole capire se, combinando cortesia bilaterale e pressione economica, possa ammorbidire alcune delle capitali europee più scettiche.

Il calendario non è casuale. Il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, ha indicato ottobre come il momento entro cui si attende da Pechino «risultati tangibili» sulle controversie commerciali (Euronews, SCMP). Il tour di Wang è la prima mossa cinese prima di quella verifica.

Perché andare a Stoccolma se la politica commerciale si decide a Bruxelles?

I governi dell'UE non fissano da soli i dazi contro la Cina. La politica commerciale appartiene all'Unione come competenza istituzionale, il che significa che la Svezia non può cancellare in via privata tariffe decise da Bruxelles (TFEU Article 207). L'UE ha già imposto dazi sulle auto elettriche cinesi con un regolamento vincolante (Implementing Regulation 2024/2754).

La politica estera e di sicurezza segue però un'altra logica. Le decisioni su sanzioni e linea diplomatica richiedono l'unanimità in Consiglio, dove siedono i governi europei, e ogni capitale conserva quindi un potere di veto. Stoccolma non può riscrivere la normativa commerciale per Pechino, ma può contribuire a determinare quanta pressione politica Bruxelles avverta nel continuare a usare dazi e indagini contro importazioni sovvenzionate. Per questo la diplomazia bilaterale, dal punto di vista cinese, vale ancora il tempo che richiede.

I governi nordici hanno mantenuto la stessa linea pubblica

Gli ospiti sono stati cortesi, ma fermi. Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha indicato pubblicamente due dossier prima dell'incontro con Wang: il sostegno cinese alla guerra russa in Ucraina e gli squilibri commerciali tra UE e Cina. Ha aggiunto che Wang avrebbe dovuto ascoltare lo stesso messaggio in ogni tappa nordica (Politiken). La Finlandia si è mossa sulla stessa linea, mettendo al centro dei colloqui i rapporti UE-Cina, la guerra russa e la sicurezza europea (Yle).

Il messaggio svedese è stato il più netto. La ministra degli Esteri Maria Malmer Stenergard ha sollevato Ucraina e commercio, insistendo sull'unità europea. Il dibattito svedese, inoltre, non ha lasciato passare la visita senza ricordare Gui Minhai, cittadino svedese ed editore detenuto in Cina, il cui caso resta irrisolto. Su Expressen, il columnist Jojje Olsson ha sostenuto che riaprire i canali con Pechino rischi di trasformare la sorte dei cittadini detenuti in una questione secondaria (Expressen). Il caso misura fino a che punto la Svezia riesca a tenere i diritti individuali nell'agenda quando la conversazione scivola verso vertici diplomatici e accesso ai mercati.

La Cina ha varchi migliori altrove

Il fronte nordico ha retto. La vera leva di Pechino si trova più a sud e più a est.

La Germania è il Paese decisivo. La concorrenza cinese colpisce il cuore industriale tedesco, dall'auto alla meccanica fino alla chimica, una pressione che i media tedeschi descrivono come un «China shock» (Handelsblatt). Berlino sostiene sempre più spesso i dazi europei, ma spinge anche per il dialogo, perché una guerra commerciale piena danneggerebbe l'industria tedesca quanto gli esportatori cinesi (ZDFheute). Secondo la stampa tedesca, il messaggio di Pechino a Berlino è che la Germania dovrebbe svolgere un «ruolo attivo» nel portare Bruxelles verso una posizione più «razionale» (ZEIT).

L'Ungheria offre un varco diverso. Budapest ha costruito una strategia industriale nazionale attorno ai capitali cinesi: la prima fabbrica europea di auto passeggeri di BYD e l'impianto di batterie CATL a Debrecen sono pilastri strategici (HIPA). Il veto ungherese nelle decisioni di politica estera, che richiedono l'unanimità, dà a Budapest la possibilità di bloccare le posizioni del Consiglio sulla Cina, anche se non può cambiare la legge commerciale europea.

La Lituania mostra invece il rischio. Dopo che Vilnius autorizzò nel 2021 l'apertura di un ufficio di rappresentanza taiwanese, Pechino declassò le relazioni e applicò pressioni economiche, spingendo la Commissione europea a portare la Cina davanti al WTO (LRT). Quel precedente ricorda a ogni piccolo Stato dell'UE che un riavvicinamento bilaterale percepito come premio alla pressione può indebolire la credibilità di una posizione europea comune.

Il test di ottobre

Quando arriverà la scadenza, il punto sarà capire se Pechino offrirà abbastanza su sovraccapacità produttiva e accesso al mercato da rallentare l'uso crescente, da parte di Bruxelles, di dazi, quote sull'acciaio e controlli doganali (AP, Internazionale/Reuters). Il tour nordico di Wang Yi non ha incrinato il fronte europeo. A Pechino, però, non serve spezzarlo: basta indebolire il consenso politico quanto occorre perché gli strumenti più duri restino nel cassetto. Gli strumenti commerciali li possiede Bruxelles. Ma Germania, Ungheria e gli altri governi decidono quanto diventi costoso usarli.

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7/5/2026, 2:30:15 AM
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