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EU_PUBLIC_AFFAIRS01 / 10 · storia del giorno3 min · 759 parole · 51 fonti

Chi finanzia i prossimi €70 miliardi per l'Ucraina?

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Scritto dall IAto brief AI · 17 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Belgium asks who would pay if Ukraine’s next loan cannot be repaid.

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il testo · 3 min di lettura

Il 16 ottobre l’Ucraina ha chiesto ai leader dell’UE decine di miliardi in più per il prossimo anno e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha riconosciuto che nel 2027 mancheranno 70 miliardi di euro (EFE). Le conclusioni scritte dei leader non approvano fondi aggiuntivi né un nuovo prestito e non decidono come utilizzare gli asset russi congelati (European Council conclusions). Per il prossimo anno l’UE ha già predisposto un prestito; resta da stabilire come soddisfare la richiesta supplementare di Kyiv e chi ne sosterrà il costo se l’Ucraina non sarà in grado di rimborsarlo.

Il prestito già approvato dall’Europa

Il prestito dell’UE all’Ucraina, pari a 90 miliardi di euro, copre il 2026 e il 2027; l’Unione lo finanzia raccogliendo fondi sui mercati dei capitali (Regulation (EU) 2026/467). Le erogazioni sono già in corso: il 14 ottobre la Commissione ha versato 2,86 miliardi di euro per droni, difesa aerea e munizioni (Commission update).

È per questo che i leader hanno potuto scrivere che sono state individuate le risorse necessarie a coprire il fabbisogno ucraino del 2026 (European Council conclusions).

La nuova richiesta si aggiunge a quel prestito. Al vertice Volodymyr Zelenskyy ha detto che la guerra costerà all’Ucraina 155 miliardi di euro l’anno prossimo e ha chiesto all’Europa almeno 70 miliardi in più per difesa, armamenti e resilienza (Zelenskyy's address).

Due giorni prima, una nota del governo ucraino aveva descritto due fabbisogni distinti: circa 30 miliardi di euro che il bilancio pubblico deve ancora raccogliere da finanziatori esteri e donatori, e altri 40 miliardi per la difesa, che restano del tutto fuori dal bilancio (Ukrainian Cabinet). Sono stime di Kyiv; le conclusioni dei leader chiedono alla Commissione e al FMI di aggiornare la valutazione (European Council conclusions).

La decisione del vertice è stata circoscritta. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha detto che i leader hanno chiesto alla Commissione di presentare una proposta per coprire il fabbisogno aggiuntivo del 2027, senza fissare una scadenza (Costa's remarks, EFE). Si apre così una trattativa, ma senza indicare chi presterà i fondi né stanziare denaro.

Chi paga se l’Ucraina non può rimborsare

Per concedere un nuovo prestito servono garanti: i governi i cui bilanci assorbirebbero le perdite se l’Ucraina non riuscisse a rimborsarlo. Il premier estone Kristen Michal ha detto a Reuters che un altro prestito comune dell’UE è la soluzione più probabile, perché i governi conoscono già quel meccanismo. Si augura che la decisione arrivi entro la fine dell’anno (Reuters).

Il prestito attuale mostra come si possa procedere anche senza l’adesione di tutti. A garantirlo è il margine disponibile nel bilancio dell’UE e a costruire il meccanismo sono stati 24 Stati membri. Cechia, Ungheria e Slovacchia sono rimaste fuori dagli obblighi finanziari (Regulation (EU) 2026/467).

È questo precedente a orientare la lettura delle parole del premier ceco Andrej Babiš, secondo cui Praga non garantirà nuovi prestiti all’Ucraina (Deník N). Seguendo il modello del 2026, il suo rifiuto terrebbe la Cechia fuori dal conto senza bloccare il prestito. Il precedente, però, non assicura che la stessa formula venga concordata una seconda volta: ogni governo che resta fuori lascia una quota maggiore del rischio a quelli che aderiscono.

Perché gli asset congelati restano bloccati

L’altra strada passa dagli asset immobilizzati della banca centrale russa, detenuti in gran parte da Euroclear, una società finanziaria con sede a Bruxelles. La preoccupazione del Belgio è concreta: teme che, se un giorno fosse necessario restituire gli asset alla Russia, il conto ricadrebbe sul Paese.

Al parlamento belga il ministro degli Esteri Maxime Prévot ha detto che il governo continua a opporsi all’utilizzo di quegli asset, a meno che non vengano soddisfatte tre condizioni (Belgian parliament). Gli altri Stati membri dovrebbero condividere interamente il rischio; dovrebbe essere garantita la liquidità necessaria se si rendesse obbligatorio restituire le somme; e andrebbero inclusi anche gli asset russi detenuti fuori dal Belgio.

Il Belgio ha potere negoziale perché è il Paese esposto al rischio, ma il suo governo dice di non volerlo sostenere da solo. Finché le altre capitali non accetteranno queste condizioni, la strada degli asset resterà chiusa.

Il vertice non ha deciso di prestare altri fondi all’Ucraina, non ha scelto un garante e non ha affrontato la questione degli asset russi. I 70 miliardi restano una stima di Kyiv, che la revisione della Commissione e del FMI potrebbe modificare. Sul piano politico, però, un dato è chiaro: i leader non hanno approvato nulla oltre al prestito già esistente e ora spetta alla Commissione di von der Leyen proporre un piano che indichi quali governi si assumerebbero il rischio.

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