Fenech alla sbarra a Valletta

A courtroom witness stand is placed in the field where the silence began.
Composizione immagine · tobriefA quasi nove anni dall’autobomba che uccise la giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia su una strada maltese, l’uomo che secondo l’accusa ordinò l’omicidio siede davanti a una giuria a La Valletta. Yorgen Fenech, imprenditore, deve rispondere di concorso in omicidio volontario e associazione criminale. Respinge ogni accusa (BBC, The Guardian). La giuria dovrà giudicare un uomo; le istituzioni maltesi, invece, dovranno dimostrare se siano capaci di risalire una catena criminale fino a chi viene accusato di avere pagato per trasformare la violenza politica contro una giornalista in omicidio.
Le condanne sotto Fenech
I tribunali maltesi hanno già chiuso i conti con gli esecutori e con i livelli inferiori della trama. George e Alfred Degiorgio, due dei sicari, hanno ricevuto condanne a 40 anni dopo essersi dichiarati colpevoli. Vince Muscat aveva confessato prima di loro e ha ottenuto 15 anni. Nel 2025 Robert Agius e Jamie Vella hanno ricevuto l’ergastolo per avere fornito l’ordigno (Al Jazeera). Melvin Theuma, tassista e allibratore che secondo i pm fece da intermediario tra Fenech e gli assassini, ha ottenuto la grazia presidenziale in cambio della testimonianza (The Guardian).
Ora l’accusa deve provare che Fenech abbia commissionato, finanziato o comunque partecipato materialmente all’uccisione. Nei primi giorni d’aula sono entrati nel fascicolo piani per attentati, registrazioni segrete e prove di sorveglianza (Newsbook). Il legame di Fenech con il caso passa anche dai suoi interessi economici: diverse inchieste lo avevano collegato a strutture offshore e a un grande contratto energetico pubblico su cui Caruana Galizia stava indagando. Il fatto che il presunto mandante dell’omicidio di una giornalista sia finalmente davanti a una giuria segna già un passaggio. Anche i nove anni trascorsi tra l’assassinio e il processo fanno parte della vicenda.
Che cosa può fare Bruxelles, e che cosa no
Quando fu uccisa, Caruana Galizia stava indagando sulla corruzione ad alto livello in uno Stato membro dell’UE. Per questo il processo riguarda anche lo Stato di diritto in Europa, pur restando fuori dalla portata diretta degli strumenti di Bruxelles. La Commissione europea, cioè l’esecutivo dell’UE, può monitorare il sistema giudiziario maltese e fare pressione perché si attuino riforme. Non può sostituirsi ai pubblici ministeri maltesi né indicare a una giuria quale verdetto pronunciare (European Commission).
Dopo l’omicidio, l’UE ha approvato nuove norme. La direttiva anti-SLAPP, nota come “Daphne’s Law”, tutela giornalisti e attivisti dalle cause abusive pensate per zittirli attraverso i costi legali più che attraverso il merito giuridico (EUR-Lex). Un altro testo, l’European Media Freedom Act, interviene sulla protezione delle fonti e sull’indipendenza editoriale. Sono leggi pensate per rendere più difficile isolare i giornalisti prima che le minacce diventino fisiche. Non stabiliscono se Fenech sia colpevole.
Le riforme incompiute di Malta
Il nodo più profondo non è se Malta sappia celebrare un processo, ma se abbia cambiato le condizioni che resero possibile l’omicidio. Nel 2021 un’inchiesta pubblica concluse che le istituzioni dello Stato maltese avevano una responsabilità nell’avere creato un clima di impunità attorno alla corruzione (Euronews). Cinque anni dopo, molte delle stesse fragilità restano lì.
Il Centre for Media Pluralism and Media Freedom attribuisce a Malta un rischio del 71%, segnalando che funzionari pubblici continuano a prendere di mira i giornalisti sui social media e che il Paese non ha ancora attuato pienamente le raccomandazioni dell’inchiesta (CMPF). Reporters Without Borders descrive un ambiente polarizzato, segnato dal peso dei partiti politici e da un governo riluttante a intervenire sull’elenco delle riforme (RSF). La FAZ ha letto il processo come una verifica: Malta sta davvero affrontando i legami politici che circondano l’omicidio, oppure si limita a processare l’ultimo imputato di rilievo? (FAZ).
Il caso slovacco di Ján Kuciak mostra quanto facilmente questo percorso possa incepparsi. Il giornalista investigativo fu assassinato nel 2018 mentre lavorava su casi di corruzione. Il presunto mandante, Marian Kočner, è stato assolto due volte dall’accusa di avere ordinato l’omicidio e ora affronta un terzo processo, mentre sta già scontando una pena per una diversa condanna per falsificazione (Aktuality, Denník N). Lo schema si vede anche altrove in Europa: i tribunali possono punire le mani che hanno eseguito un omicidio e tuttavia non riuscire a provare chi lo abbia pagato.
La giuria del processo Fenech dovrà rispondere a una domanda penale precisa. La domanda più ampia, se Malta abbia smantellato l’impunità che permise di uccidere una giornalista per il lavoro che faceva, riguarda il governo maltese. Nove anni di rapporti europei, risoluzioni parlamentari e classifiche sulla libertà di stampa gliel’hanno posta. Il governo di Malta deve ancora rispondere.
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