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EU_PUBLIC_AFFAIRS05 / 05 · storia del giorno3 min · 730 parole · 39 fonti

La promessa sui Patriot non salva l’inverno ucraino

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Scritto dall IAto brief AI · 26 settembre 2026, 09:46
Come è stata scritta

Ukraine’s winter defence rests on interceptors its allies can spare.

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Il 25 settembre Volodymyr Zelensky ha detto che, nell’incontro di New York di tre giorni prima, Donald Trump gli aveva comunicato di aver preso una «decisione definitiva» e che l’Ucraina «riceverà licenze per produrre missili Patriot» (Kyiv Independent). Washington non ha confermato la notizia. Anche se lo facesse, ci vorrebbero anni prima che l’Ucraina produca i propri intercettori: la difesa aerea di questo inverno dipende dai missili già disponibili e dalla disponibilità degli alleati a cederne una parte.

Un sì che Washington non ha ancora formalizzato

L’ufficio di Zelensky parla di un accordo politico, senza indicare il tipo di missile, la fabbrica o una data di avvio (Ukraine's presidency). Il resoconto americano è ancora più scarno: secondo la Berliner Zeitung, il 23 settembre il portavoce del Dipartimento di Stato Ian Bateson ha detto che non era stata presa alcuna decisione definitiva, e due giorni dopo mancava ancora una conferma statunitense (Berliner Zeitung).

Le due versioni possono essere entrambe vere: Trump potrebbe aver dato il proprio assenso politico a porte chiuse, mentre il Dipartimento di Stato, che concede l’autorizzazione legale, non è ancora intervenuto. Washington ha già fatto marcia indietro: a luglio Trump aveva accantonato l’ipotesi della licenza e il 2 settembre il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che i colloqui proseguivano e che aumentare la produzione avrebbe richiesto anni (Militarnyi, RFE/RL).

Tre passaggi prima di arrivare a una fabbrica

Il sì del presidente sblocca solo il primo passaggio. Le norme statunitensi sulle esportazioni di armi impongono a un’azienda americana di ottenere l’autorizzazione scritta preventiva del Dipartimento di Stato prima di firmare un accordo per produrre materiale militare all’estero (eCFR). L’autorizzazione stabilisce il partner, le attività e i dati tecnici, ma non fornisce macchinari né finanziamenti; poi il produttore deve accordarsi con un partner ucraino e il nuovo impianto deve dimostrare che i missili rispettano gli standard.

Il tipo di missile, ancora ignoto, determina con quale azienda l’Ucraina dovrà trattare e quali minacce i missili potranno contrastare. United24Media, testata specializzata ucraina, ritiene più probabile il PAC-2 GEM-T, un modello precedente di Raytheon, rispetto all’intercettore più recente di cui l’Ucraina ha maggiore bisogno contro i missili balistici; secondo la testata, una linea di produzione potrebbe entrare in funzione tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028 (United24Media). Zelensky ha parlato di un anno-un anno e mezzo per avviare la produzione, una volta ottenute le autorizzazioni (Rzeczpospolita).

L’esperienza tedesca dà una misura dei tempi, anche se riguarda un accordo diverso: un contratto di fornitura, non una licenza all’Ucraina. Il 14 aprile RTX ha annunciato un contratto da 3,7 miliardi di dollari, finanziato dalla Germania, per fornire all’Ucraina intercettori GEM-T, prodotti in parte in un nuovo impianto a Schrobenhausen (RTX). I primi missili di quella linea dovrebbero arrivare nel 2028 (Hartpunkt). Lì ci sono già i finanziamenti, il contratto e il sito produttivo, ma i tempi si misurano comunque in anni.

Chi decide per questo inverno

Le mosse di Zelensky danno la precedenza ai missili già disponibili. Il 24 settembre ha annunciato un accordo per un’altra fornitura di Patriot già prodotti e ha ripetuto più volte che le assegnazioni mensili degli Stati Uniti sono troppo limitate (Kyiv Independent).

Le decisioni europee si giocano a Varsavia e Bucarest. Il viceministro della Difesa polacco Stanisław Wziątek ha confermato un pacchetto di aiuti da circa 50 milioni di euro che include munizioni per i Patriot, senza precisare quanti missili saranno inviati né quando (Defence24). Il presidente romeno Nicușor Dan ha promesso il 18 settembre una quota proporzionale nell’ambito di uno sforzo congiunto dei Paesi NATO che possiedono intercettori Patriot, senza fornire cifre (Ziare.com).

I due governi devono fare i conti con lo stesso compromesso: ogni intercettore inviato in Ucraina viene sottratto alle scorte che difendono il loro territorio sul fianco orientale della NATO. Nessuno dei due ha detto quanti ne cederà, quindi per ora non è possibile misurare l’impatto sulle rispettive difese. La Germania si trova in una posizione diversa: finanzia missili che arriveranno quando l’inverno sarà già finito.

In attesa della conferma statunitense, Zelensky ha riferito di un accordo politico che potrebbe consentire all’Ucraina di produrre in futuro i propri Patriot. La difesa del Paese questo inverno dipende ancora dai missili già disponibili e da quanti Polonia, Romania e gli altri Paesi che li possiedono riterranno di poter cedere.

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