Berlino taglia il bilancio UE

Vital regional water infrastructure sits stranded on a floor of austerity as Berlin demands deep budget cuts.
Composizione immagine · tobriefLa Germania voterà contro la proposta della Commissione europea per il bilancio settennale da 1.760 miliardi di euro se il testo non verrà ridotto di «diverse centinaia di miliardi», ha detto il cancelliere Friedrich Merz il 28 luglio (Handelsblatt, European Parliament). Secondo i trattati, il piano di spesa, cioè il QFP, Quadro finanziario pluriennale, che stabilisce per sette anni quante risorse vadano a quali priorità, richiede l'approvazione unanime dei 27 governi (EUR-Lex). Ogni Paese ha un veto. Berlino, maggiore contributore netto dell'Unione, lo sta usando apertamente.
In gioco ci sono i fondi che finanziano depuratori, banda larga nelle aree rurali, redditi agricoli e contributi alle startup nelle regioni più povere d'Europa. Se il bilancio venisse ridotto nella misura chiesta dalla Germania, quei territori difficilmente potrebbero sostituire le sovvenzioni perdute ricorrendo al debito.
La portata della richiesta
Un documento riservato del governo tedesco, anticipato da Reuters, quantifica il taglio richiesto in circa 400 miliardi di euro, pari a quasi un quinto della proposta (Euractiv). Il ministro tedesco per l'Europa, Gunther Krichbaum, ha ripetuto pubblicamente la cifra il 22 luglio, sostenendo che i fondi agricoli e regionali dovrebbero confluire in un unico capitolo per liberare risorse destinate a difesa, intelligenza artificiale e competitività.
La logica di Berlino è interna. La Germania sta tagliando la spesa nazionale e Merz sostiene che gli elettori non accetterebbero, nello stesso momento, un conto europeo più alto. Austria, Svezia e Paesi Bassi condividono questa impostazione. Una bozza negoziale del Consiglio del giugno 2026 aveva già ridotto la cifra della Commissione a circa 1.730 miliardi di euro, poco meno del 2% sotto la proposta iniziale (Eucrim). Resta comunque molto lontana da ciò che chiede la Germania.
Il Parlamento europeo spinge nella direzione opposta, chiedendo un bilancio più alto, finanziato in parte con nuove imposte raccolte a livello UE, compreso un prelievo sulle grandi imprese (European Parliament). Berlino respinge anche questa strada.
Dove vanno i soldi, e chi li perde
La Commissione vuole accorpare contributi allo sviluppo regionale, pagamenti agricoli e fondi per la pesca in piani nazionali unici per ciascun Paese (Commission). Le regioni temono che, in questo modo, i governi centrali controllino una quota maggiore delle risorse. Le amministrazioni locali polacche hanno avvertito che il nuovo modello sposterebbe potere dai programmi regionali verso le capitali (Wspólnota). Bruegel, il think tank di Bruxelles, ha sollevato dubbi analoghi per l'intera Unione (Bruegel).
Anche prima di un taglio delle dimensioni volute da Berlino, l'Istituto Affari Internazionali stima che il pacchetto combinato per regioni e agricoltura risulterebbe inferiore di circa il 14% in termini reali rispetto al periodo attuale (IAI). L'attuale Fondo di coesione copre fino all'85% dei costi ammissibili dei progetti nei Paesi con reddito nazionale sotto il 90% della media UE. La Polonia ha ricevuto 10,75 miliardi di euro nel ciclo in corso, la Romania 4,09 miliardi (European Parliament). Quando quel fondo si restringe, un comune non perde una riga di bilancio: perde un depuratore.
La Romania subisce pressioni da due lati, perché fatica già ad approvare le riforme necessarie a sbloccare circa 4,5 miliardi di euro del piano di ripresa post-pandemia prima della scadenza di agosto (To Brief). Un bilancio più stretto dopo il 2027 colpirebbe un Paese che non può indebitarsi facilmente per coprire il vuoto.
La frugalità di Berlino si ferma al confine
La Germania non ha torto quando parla di sprechi. La Corte dei conti europea segnala da tempo problemi di assorbimento, cioè fondi UE stanziati ma mai spesi, spesso perché i progetti si bloccano o le amministrazioni locali non riescono a procedere abbastanza in fretta (ECA). Più denaro non significa automaticamente denaro speso meglio.
Merz, però, ha respinto il tetto proposto di 100.000 euro ai sussidi per singola azienda agricola, perché penalizzerebbe le grandi aziende del nord e dell'est della Germania (n-tv). La disciplina vale per gli altri.
L'argomento inciampa anche nelle scelte recenti dell'Unione. Gli Stati membri hanno approvato 150 miliardi di euro di debito comune, cioè raccolto congiuntamente dai 27 sui mercati dei capitali, così che i debitori più solidi condividano il costo con quelli più fragili, per finanziare la difesa attraverso lo strumento SAFE (Commission). Il bilancio dovrà inoltre assorbire 149,3 miliardi di euro di rimborsi del debito contratto per NextGenerationEU, il fondo per la ripresa varato durante la pandemia (European Parliament). Se l'Europa può indebitarsi insieme per le armi, rifiutarsi di mantenere i contributi per fognature e banda larga rurale è una scelta politica, non un vincolo fiscale. Il vero scontro riguarda chi pagherà la stretta: agricoltori, comuni, Stati membri più poveri o le casse nazionali che la Germania vuole proteggere.
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