La Corte UE limita la pausa olandese

Dutch officials must account for the asylum claims they left waiting.
Composizione immagine · tobriefLe autorità olandesi non possono più lasciare inevase le domande d’asilo solo perché chi le ha presentate gode già della protezione temporanea: lo ha stabilito il 1° ottobre la Corte di giustizia dell’UE (Court press release, CJEU judgment). Devono esaminarle, a meno che non dimostrino che un improvviso aumento degli arrivi renda impossibile rispettare i tempi previsti. Poiché interpreta il diritto dell’UE, il criterio fissato dalla Corte vincola i giudici nazionali di tutta l’Unione.
La protezione temporanea è lo status che ha permesso alle persone in fuga dall’invasione russa di vivere e lavorare nell’UE senza sostenere un colloquio individuale per l’asilo. Il caso che ha messo alla prova questo meccanismo riguarda UB, cittadino cinese di origine uigura arrivato nei Paesi Bassi con la moglie ucraina e il figlio nel marzo 2022 (CJEU judgment). Un mese dopo ha chiesto asilo, ma le autorità hanno sospeso l’esame della domanda per tutta la durata della protezione temporanea.
La Corte ha stabilito che le autorità non possono sospendere queste domande «in modo generalizzato e automatico» (Court press release). Ha previsto una sola eccezione, circoscritta: se un afflusso improvviso rende oggettivamente impossibile rispettare le scadenze di legge, le autorità possono scaglionare l’esame delle pratiche e stabilire priorità, ma i giudici nazionali devono verificare che ogni ritardo fosse necessario (CJEU judgment).
La sentenza non concede l’asilo a nessuno. La Corte UE ha fissato il criterio; ora spetta al Consiglio di Stato, il massimo tribunale amministrativo olandese, applicarlo al ricorso di UB (Raad van State). Le singole domande tornano alle autorità olandesi competenti per l’asilo, che dovranno decidere caso per caso.
Una sospensione decisa dallo Stato
L’arretrato è nato da una scelta politica. Il 30 marzo 2022 il ministro in carica comunicò al Parlamento che chi chiedeva la protezione temporanea avrebbe presentato una domanda d’asilo semplificata e che i consueti colloqui sarebbero stati sospesi (Tweede Kamer). Lo Stato invitò le persone a compilare i moduli per l’asilo, poi li lasciò in un cassetto.
Bart van den Brink, l’attuale ministro, difende la sospensione sostenendo che queste persone sono già protette e sono molto numerose. Ha detto a NOS che bisogna dare precedenza ai nuovi arrivi e all’arretrato ordinario, che supera le 50.000 pratiche (NOS).
La sua argomentazione ha un fondamento: la protezione temporanea serve anche a evitare che i servizi per l’asilo collassino sotto il peso di arrivi di massa, e la Corte ha ammesso che le pratiche possano essere esaminate per fasi quando le capacità disponibili non bastano davvero. Ma una coda in cui questo gruppo finisce automaticamente in fondo assomiglia molto alla sospensione generalizzata che la Corte ha respinto.
A nostro avviso, per applicare il criterio della necessità i giudici vorranno dati concreti: il numero effettivo delle pratiche, il personale disponibile e le misure adottate dalle autorità per smaltirle. È improbabile che basti indicare la dimensione del gruppo.
Quante domande sono in attesa, e negli altri Paesi
Non si sa quante domande siano effettivamente in attesa. Il dato ufficiale più solido è quello delle 140.560 persone provenienti dall’Ucraina che, al 2 settembre, godevano della protezione temporanea, secondo una lettera ministeriale (Tweede Kamer). Il dato conta le persone protette, non le domande d’asilo ancora aperte.
Alcune di queste persone potrebbero essersi trasferite, aver ritirato la domanda o aver cambiato status, e finora non è stato pubblicato un censimento delle pratiche pendenti. Le prime ricostruzioni, compresa la nostra (To Brief), hanno trattato i due numeri come se coincidessero.
Per ora i deputati si sono limitati a porre domande. Il 7 ottobre una richiesta trasversale ai partiti ha sollecitato una lettera ministeriale sulle conseguenze della sentenza, compreso il rischio che i ritardi espongano lo Stato a penalità imposte dai tribunali (Tweede Kamer committee).
Anche altri Paesi hanno inserito la sospensione nelle rispettive leggi. In Germania la legge sull’asilo stabilisce che la procedura «resta sospesa» per tutta la durata della protezione temporanea (§ 32a AsylG). La legge belga sugli stranieri sospende l’esame fino alla fine del regime (Belgian Aliens Act); un decreto italiano del marzo 2022 rinvia sia l’esame sia la decisione (Gazzetta Ufficiale). Se queste sospensioni vengono contestate, i giudici di tutti e tre i Paesi dovranno applicare il criterio fissato a Lussemburgo.
Per le famiglie, oggi la sentenza cambia poco. La protezione temporanea è valida fino al 4 marzo 2028 e un eventuale rifiuto dell’asilo non la farebbe cessare (Council decision). Il timore riguarda ciò che accadrà dopo quella data. Anna Bieliaieva, della comunità di rifugiati Vital'nya, ha raccontato a NOS che suo figlio, che ha trascorso metà della vita nei Paesi Bassi, continua a chiederle quale scuola frequenterà e se resteranno nel Paese (NOS).
La sospensione automatica è finita. Van den Brink deve ora sostituirla con una di due cose: l’esame delle domande da parte delle autorità olandesi oppure la prova, davanti ai tribunali, che ogni ulteriore ritardo rispetti il ristretto criterio previsto per gli afflussi improvvisi. La prova deve partire dal conteggio delle domande pendenti, che il ministero non ha ancora pubblicato. Le 140.560 persone protette non possono sostituirlo (Tweede Kamer).
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- 10/8/2026, 1:33:38 AM
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