UE deplora l’apertura USA al diesel russo

Europe records its objection while Washington’s diesel permission remains unused.
Composizione immagine · tobriefIl 16 ottobre i capi di governo dell’UE hanno contestato formalmente la decisione statunitense di autorizzare il commercio di gasolio russo. Nel paragrafo 25 delle conclusioni del vertice hanno scritto di «deplorarla» (Adopted conclusions). La frase non modifica il diritto dell’UE e i leader restano divisi sui costi dei carburanti, ma riunisce le proteste espresse dai singoli Paesi in una posizione comune europea.
La parola scelta è «deplora», una formula diplomatica meno dura di una condanna: esprime disapprovazione senza impegnare nessuno ad agire.
Cosa consente la licenza statunitense
Il 9 ottobre l’ufficio sanzioni del Tesoro statunitense ha emesso la General License 135, che autorizza la vendita, la consegna e l’importazione di gasolio di origine russa, anche negli Stati Uniti, fino al 7 aprile 2027 (OFAC General License 135). Una licenza generale rimuove in un solo atto le barriere legali per un’intera categoria di operazioni; questa non indica acquirenti, navi o prezzi e non pone condizioni alla Russia.
Non è chiaro se qualcuno l’abbia già utilizzata. All’inizio della settimana un consigliere del Cremlino ha detto che i contratti potrebbero essere firmati nel giro di pochi giorni (To Brief). Il 16 ottobre Reuters ha riferito che il fondo sovrano russo stava ancora cercando di capire come avrebbero pagato gli acquirenti statunitensi (Reuters). Da queste notizie non risulta né una vendita conclusa né un carico diretto in America.
Anche negli Stati Uniti l’effetto sui prezzi appare limitato. Il 12 ottobre S&P Global ha concluso che, nel breve periodo, l’autorizzazione difficilmente farà scendere in misura rilevante i prezzi del gasolio negli USA, anche perché i primi volumi potrebbero limitarsi a eguagliare le esportazioni che la Russia già effettua (S&P Global).
Perché le regole europee restano invariate
Il Consiglio europeo, che riunisce i leader nazionali dell’UE, definisce l’indirizzo politico ma non può legiferare. Le sue conclusioni esprimono una linea d’intenti, senza vincolare imprese o tribunali.
Le norme vincolanti sono contenute nella legislazione europea sulle sanzioni, che la licenza di Washington non modifica. L’articolo 3m del regolamento dell’UE sulle sanzioni alla Russia continua a vietare l’ingresso nell’Unione del gasolio russo (EU regulation).
Gli obblighi valgono per le imprese europee anche quando il carburante è destinato altrove: armatori e assicuratori europei possono trasportare o assicurare prodotti petroliferi russi venduti in altri Paesi soltanto se il prezzo resta sotto il tetto fissato dall’UE (Commission price-cap guidance). Per modificare una delle due regole servirebbe un nuovo atto legislativo, approvato all’unanimità dai governi degli Stati membri; nessun governo ne ha presentato uno.
Una frase concordata nonostante le divisioni
I leader hanno concordato quella formulazione pur avendo posizioni molto diverse. Il 15 ottobre a Rumen Radev, in Bulgaria, è stato chiesto se sostenesse la mossa statunitense (Club Z). Ha risposto che il problema più urgente per l’Europa erano i prezzi elevati dei carburanti e che apprezzava qualsiasi iniziativa capace di ridurli.
Il premier slovacco Robert Fico ha rincarato la dose, lamentando che gli americani tutelano i propri interessi nazionali mentre l’UE impone sanzioni e paga caro il gasolio (Aktuality.sk).
Il primo ministro olandese Rob Jetten ha sostenuto la posizione opposta: il 13 ottobre ha detto al Parlamento che i Paesi Bassi avevano chiesto a Washington di non procedere (Dutch parliamentary record). Nessuno dei due schieramenti ha trasformato la propria posizione in una proposta per cambiare le regole europee sul gasolio.
Eppure i leader più sensibili ai prezzi hanno firmato. Radev e Fico, entrambi favorevoli a carburanti russi meno cari, hanno accettato un testo che deplora la decisione statunitense.
Quella firma ha una conseguenza più ampia: le stesse conclusioni impegnano l’UE a ridurre le entrate energetiche della Russia, e anche Sofia e Bratislava hanno quindi sottoscritto quell’obiettivo (Adopted conclusions). Le loro obiezioni sul costo dei carburanti restano agli atti, ma non diventano una posizione dell’Unione.
I leader europei hanno concordato, pur divisi, di contestare per iscritto un’autorizzazione americana. I divieti europei e le restrizioni alla navigazione sul gasolio russo restano in vigore per le imprese dell’UE, qualunque cosa consenta Washington; finora, inoltre, le notizie non hanno documentato alcun acquisto concluso grazie alla licenza statunitense. L’Europa ha dunque espresso un’obiezione politica a un commercio autorizzato questa settimana, ma di cui ancora non risulta alcuna operazione.
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