Inflazione al 3,8%, core quasi ferma

Energy bills climb while Europe weighs another rise in borrowing costs.
Composizione immagine · tobriefA settembre i prezzi al consumo nell’area euro erano il 3,8% più alti rispetto a un anno prima, contro il 3,2% di agosto, secondo la stima rapida di Eurostat, la prima lettura ancora provvisoria (Eurostat). È il ritmo più sostenuto dal settembre 2023 (CNBC). Mentre l’energia rincara, il resto del paniere cambia appena: il 29 ottobre la Banca centrale europea (BCE) si riunirà per valutare cosa comporti questa divergenza per i tassi d’interesse (ECB calendar).
Il dato dell’area euro conferma quelli nazionali diffusi la scorsa settimana, quando il costo dei carburanti ha spinto l’inflazione in Germania, Francia, Italia e Spagna oltre le previsioni (To Brief).
Energia in forte rialzo, il resto sale a rilento
L’energia rappresenta circa il 9% del paniere di beni e servizi monitorato da Eurostat. A settembre costava il 18,8% in più rispetto a un anno prima, dopo un aumento del 14,3% ad agosto (Eurostat). La categoria comprende più della benzina e del gasolio: include anche elettricità, gas e combustibili per il riscaldamento.
L’aumento varia da Paese a Paese: l’inflazione energetica ha raggiunto il 14,9% in Germania e il 22,3% in Italia (Destatis, Istat). Le famiglie che destinano una quota maggiore del proprio bilancio all’auto e al riscaldamento avvertono il rincaro più di quanto suggerisca la media dell’area euro.
Gli economisti seguono anche un indicatore più ristretto, l’inflazione di fondo, che esclude energia, alimentari, alcolici e tabacchi, le voci dai prezzi più volatili, per capire se le pressioni sui prezzi si stiano estendendo. A settembre è salita appena al 2,5%, dal 2,4% di agosto (Eurostat).
Il segnale dei servizi
All’interno dell’inflazione di fondo, i servizi meritano particolare attenzione: tagli di capelli, pasti al ristorante e riparazioni dipendono molto dal costo del lavoro. I loro prezzi possono indicare per primi che i lavoratori stanno ottenendo aumenti per recuperare il rincaro dell’energia e che le imprese, a loro volta, alzano i prezzi per coprire il costo dei salari. Gli economisti parlano di effetti di secondo impatto.
A settembre l’inflazione dei servizi è passata dal 3,0% al 3,2% (Eurostat). Un solo mese di dati non basta a stabilire se siano i salari a spingere i prezzi, e queste stime non includono informazioni sulle retribuzioni. Bert Colijn, capo economista di ING, ha detto che l’inflazione dipendeva ancora soprattutto dall’energia, ma che le pressioni più ampie stavano aumentando, se i prezzi energetici fossero rimasti elevati (Yahoo Finance). A settembre, il personale della BCE prevedeva che l’inflazione di fondo avrebbe raggiunto un picco del 2,8% nel 2027 (ECB projections).
Chi risentirebbe di un aumento dei tassi
La BCE è già intervenuta una volta: il 10 settembre ha alzato di 0,25 punti percentuali il tasso sui depositi, portandolo al 2,50% (ECB). È il tasso che la BCE riconosce alle banche quando depositano liquidità presso di essa per una notte; determina il livello minimo dei tassi ai quali le banche si prestano denaro e, da lì, incide su quelli applicati ai clienti.
La rapidità con cui un aumento arriva alle famiglie dipende dal tipo di mutuo. Per i mutui a tasso variabile il tasso viene aggiornato a ogni scadenza di revisione prevista dal contratto, spesso ogni pochi mesi o una volta l’anno. In gran parte dell’area euro il nuovo tasso è legato all’Euribor, il tasso al quale le banche si prestano denaro, che segue l’andamento dei tassi della BCE.
Finlandia e Francia si trovano ai due estremi. A maggio, il 95% dei mutui finlandesi era legato all’Euribor (Bank of Finland): alla prossima revisione, una famiglia finlandese si troverebbe quindi a pagare una rata più alta. In Francia, invece, oltre il 99% dei mutui ha un tasso fisso (Banque de France): chi ha già acquistato casa continuerebbe a pagare la rata concordata, mentre un eventuale aumento peserebbe soprattutto su chi accende un nuovo mutuo.
I dati preliminari mostrano un forte rialzo dei prezzi dell’energia e un aumento contenuto dell’inflazione di fondo, sebbene anche i servizi abbiano accelerato. Un aumento dei tassi frena prestiti e spesa nell’arco di mesi, ma incide poco su quanto gli europei pagano alla pompa o per il riscaldamento, perché quei prezzi dipendono dai mercati globali dell’energia. Se il 29 ottobre la BCE alzerà i tassi, molti mutuatari finlandesi vedranno salire la rata alla prossima revisione; per gli automobilisti non ci sarà un sollievo immediato sul costo del carburante (ECB calendar).
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