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EU_PUBLIC_AFFAIRS06 / 10 · storia del giorno3 min · 762 parole · 40 fonti

Golfo, ignoto il rinforzo delle truppe francesi

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Scritto dall IAto brief AI · 9 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

France has counted its Gulf forces, but has not shown who arrived.

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il testo · 3 min di lettura

L’8 ottobre il capo di stato maggiore delle forze armate francesi, il generale Fabien Mandon, ha detto ai deputati che circa 2.000 militari francesi sono dispiegati per contribuire alla protezione degli alleati del Golfo, in particolare Qatar e Kuwait (Le Figaro, Reuters). Non ha precisato quanti siano arrivati a causa della guerra in corso in Medio Oriente: quel dato chiarirebbe se Parigi abbia ampliato il proprio impegno in una zona di guerra o stia contando anche i militari già presenti.

Mandon è intervenuto durante un’audizione parlamentare sul bilancio della difesa per il 2027 (registrazione dell’Assemblea). Non sono stati pubblicati né un elenco dei militari né un calendario dei loro arrivi.

Un totale senza un riferimento iniziale

Le forze francesi erano presenti nel Golfo ben prima di questa guerra. Il ministero della Difesa indica circa 900 militari distribuiti in tre basi negli Emirati Arabi Uniti (Ministero della Difesa). Non si può semplicemente sottrarre quel numero dai 2.000 citati da Mandon: il dato del ministero riguarda un solo Paese, mentre il totale del generale comprende anche Qatar e Kuwait. Nessuno ha reso noto quali reparti rientrino nei due conteggi.

I 2.000 potrebbero quindi comprendere un effettivo rafforzamento, ma anche essere costituiti in larga parte da militari già di stanza nella regione. Solo un confronto tra i dati precedenti e quelli attuali permetterebbe di distinguere le due cose.

L’Arabia Saudita mostra perché la distinzione conta. Il 24 settembre il presidente Emmanuel Macron ha promesso l’invio di soldati francesi e sistemi di difesa aerea a Yanbu, terminal petrolifero saudita sul Mar Rosso (TF1). Un nostro precedente articolo ha descritto l’impegno come un dispiegamento (To Brief). L’8 ottobre, però, Mandon ha detto che il piano è ancora «in fase di studio» (Reuters): non ci sono quindi elementi per considerare Yanbu un dispiegamento già operativo.

Anche l’Italia deve chiarire la situazione dei propri militari. L’8 ottobre il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha detto che le forze italiane in Arabia Saudita erano state trasferite da altre località del Golfo, anziché inviate per una nuova missione (ANSA).

Che cosa proteggono i rinforzi

I dati sugli equipaggiamenti sono più chiari di quelli sui militari. Alla fine di aprile Mandon ha detto ai senatori che sei caccia Rafale aggiuntivi si erano uniti a quelli già presenti negli Emirati (resoconto del Senato). Ha citato anche il SAMP/T, un sistema di difesa aerea a più ampia copertura, e i missili a corto raggio Mistral negli Emirati e in Qatar, oltre che in Kuwait.

Secondo Mandon, il compito principale è fermare droni e missili iraniani (Le Figaro). I Mistral costituiscono l’ultimo livello di quella difesa: proteggono siti militari specifici, ma non possono coprire un intero Paese (Ministero della Difesa).

Nessuna fonte pubblica indica quali siti in Qatar o Kuwait siano protetti, né quanti attacchi gli equipaggi francesi abbiano sventato. Dall’inizio della crisi il ministero ha associato circa 700 militari al dispositivo regionale Mistral, senza precisare dove prestino servizio o se siano compresi nei 2.000 di Mandon (Ministero della Difesa).

Chi può chiedere il conto

Parigi invia militari nel Golfo sulla base di trattati con ciascuno Stato. L’accordo del 2009 con il Kuwait prevede consultazioni immediate in caso di minaccia al Paese, seguite da un sostegno militare che le due parti decidono insieme (Légifrance). L’accordo del 1994 con il Qatar è secretato, persino per il relatore dell’Assemblea nazionale incaricato del dossier (inventario dell’Assemblea).

Questi trattati spiegano perché la Francia risponda a una richiesta di aiuto, ma non la obbligano a dire agli elettori quanti militari abbiano preso parte all’operazione.

L’obbligo di informare il Parlamento deriva invece dalla Costituzione francese. L’articolo 35 impone al governo di comunicare entro tre giorni l’invio di forze in un intervento all’estero e di chiedere un voto parlamentare se l’intervento dura più di quattro mesi (Légifrance). Se i rinforzi nel Golfo costituiscono un nuovo intervento, valgono queste scadenze; se invece prolungano una presenza già in corso, potrebbero non applicarsi. Nessun esponente del governo ha chiarito quale sia il caso: la risposta dipende proprio dal dato iniziale che manca.

Le difese aeree francesi nel Golfo esistono e alcune sono state aggiunte dopo l’inizio della crisi. Per ora, però, i 2.000 militari di Mandon non si possono considerare tutti nuovi arrivi. Il governo non ha ancora risposto a un’interrogazione scritta presentata al Senato il 1º ottobre, che chiedeva quale fosse il mandato della missione e quali fossero le regole d’ingaggio (interrogazione del Senato). Il ministero delle Forze armate dispone del confronto tra la situazione precedente e quella attuale; i deputati che devono approvare il bilancio con cui si finanziano questi dispiegamenti possono chiederlo.

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10/9/2026, 1:26:38 AM
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