Lo spread francese sfiora 100 punti

France’s political premium accumulates with every debt issue.
Composizione immagine · tobriefNella mattinata del 15 settembre, il rendimento del Bund decennale tedesco è salito intorno al 3,50%, il livello più alto dal 2009, mentre quello dell’equivalente francese ha raggiunto il 4,48–4,50%, avvicinandosi ai valori registrati l’ultima volta durante la crisi finanziaria del 2008 (Reuters via Zonebourse). Il rendimento indica il ritorno annuo ottenuto da chi acquista un titolo di Stato e lo conserva fino alla scadenza: quando il prezzo delle obbligazioni scende, il rendimento sale e lo Stato che colloca nuovo debito deve finanziarsi a quel tasso più elevato.
Il divario tra i rendimenti francesi e tedeschi si è così avvicinato ai 100 punti base, pari a un punto percentuale (Reuters via Boursorama). Lo spread misura il costo aggiuntivo che la Francia sostiene per indebitarsi rispetto alla Germania. Anche i rendimenti italiani, spagnoli, belgi e olandesi sono aumentati, ma i rispettivi spread sono rimasti pressoché fermi: l’eccezione è stata Parigi.
Uno shock comune ha spinto tutti i rendimenti
Gran parte del rialzo osservato in Europa ha avuto una causa comune: l’accelerazione dell’inflazione e la stretta monetaria. Ad agosto, l’inflazione dell’area euro ha raggiunto il 3,3%, con i prezzi dell’energia in aumento del 14,3% su base annua (Eurostat), mentre il Brent veniva scambiato intorno a 108 dollari al barile (SIC Notícias). Il 10 settembre la BCE, che stabilisce i tassi d’interesse per i 21 Paesi dell’eurozona, ha annunciato un rialzo di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50% con effetto dal 16 settembre; il 15 settembre, dunque, il tasso operativo era ancora al 2,25% (ECB). A esercitare un’ulteriore pressione hanno contribuito i rendimenti dei Treasury statunitensi, prossimi al 4,8%, poiché gli investitori globali confrontano continuamente i titoli di Stato considerati sicuri nei diversi mercati (Bundesbank).
Nelle prime due settimane di settembre il rendimento italiano è aumentato di circa 23 punti base, ma lo spread BTP-Bund si è allargato di appena 4 punti base (la Repubblica, Borsa Italiana); quello spagnolo si è mosso di circa 4–5 punti base (El Español). In entrambi i casi, quasi tutto il movimento ha seguito il rialzo dei titoli tedeschi: una revisione generalizzata dei prezzi, non un segnale che i mercati stiano prendendo di mira i singoli governi.
Il conto aggiuntivo della Francia
La Francia ha seguito una traiettoria diversa. Nello stesso periodo di due settimane, il rendimento è salito di circa 28–31 punti base, dei quali 13–15 sono derivati dall’allargamento dello spread e non dall’aumento dei rendimenti tedeschi (Banque de France). Quasi metà del rincaro francese riflette quindi fattori politici anziché globali. Come abbiamo riferito la scorsa settimana, il premio pagato da Parigi rispetto a Berlino ha raggiunto il livello più ampio dal 2012; Reuters ha collegato direttamente l’allargamento alle inquietudini suscitate da un’Assemblea nazionale divisa e dalle difficoltà politiche che accompagnano l’approvazione del bilancio per il 2027 (Reuters via Boursorama).
La Francia continua ad avere accesso ai mercati: il 3 settembre l’agenzia del debito ha collocato 13,5 miliardi di euro attraverso quattro emissioni obbligazionarie, ricevendo dagli investitori offerte complessive superiori a oltre il doppio dell’importo proposto (Zonebourse). Rifinanziarsi, però, costa ormai di più e, poiché gli Stati rinnovano il debito in modo graduale, l’aggravio si accumula nel tempo. La scadenza media del debito francese supera gli otto anni (AFT): i rendimenti odierni sostituiranno quindi lentamente i tassi più bassi di ieri, man mano che i vecchi titoli arriveranno a scadenza.
Il Belgio offre un termine di paragone utile. Secondo le stime dell’agenzia del debito belga, uno shock permanente di 100 punti base aumenterebbe la spesa per interessi di circa 178 milioni di euro nel 2026, fino a raggiungere 3,9 miliardi di euro l’anno entro il 2031 (The Brussels Times). Incrementi annuali modesti, sommati nel tempo, producono un conto ben più pesante.
Chi guadagna e chi perde
I rendimenti più elevati favoriscono i risparmiatori e chi acquista oggi nuovi titoli, ma i tassi sui depositi bancari si sono adeguati appena: a luglio, nell’area euro, i conti a vista rendevano ancora soltanto lo 0,28% (ECB). Il margine, per ora, resta alle banche.
Per chi deve accendere un nuovo prestito, il quadro è opposto. Nei Paesi Bassi, entro il 13 settembre le offerte di mutuo a tasso fisso decennale erano aumentate di 14 punti base in quattro settimane, raggiungendo il 4,22% (Van Bruggen). I prezzi dei mutui dipendono da una combinazione di tassi swap, costi di finanziamento delle banche e aspettative sulla politica della BCE, non soltanto dai rendimenti sovrani, ma la direzione è chiara: indebitarsi diventa più caro. Chi ha già sottoscritto un contratto a tasso fisso rimane invece protetto fino alla successiva revisione.
L’Europa sta pagando il prezzo dell’inflazione più alta e della stretta monetaria; la Francia vi aggiunge un premio legato all’incertezza politica. I dati disponibili sugli spread non indicano, per ora, una frammentazione più ampia dell’area euro. La capacità di contenere il sovrapprezzo francese dipenderà dal voto dell’Assemblea nazionale sul bilancio per il 2027.
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