Francia, premio sul debito ai massimi dal 2012

Europe reprices its debt as France’s borrowing premium keeps multiplying.
Composizione immagine · tobriefIl 14 settembre il rendimento dei titoli di Stato spagnoli a dieci anni, cioè il ritorno annuo richiesto dagli investitori per prestare denaro a Madrid per un decennio, ha superato il 4%; non si è trattato, tuttavia, di una soglia inedita, poiché era già stata oltrepassata nell’ottobre 2023. Il dato che merita attenzione è un altro: i rendimenti hanno raggiunto il livello più alto dal dicembre 2013 (Europa Press). Né la Spagna si è mossa da sola: nella stessa settimana Germania, Francia e Italia hanno registrato massimi pluriennali (El Mundo). È stato un riprezzamento comune a tutta Europa, ma a subirne le conseguenze maggiori è stata la Francia.
Perché i rendimenti sono saliti tutti insieme
Due spinte si sono sovrapposte. Il petrolio è rincarato rapidamente, con il Brent vicino a 108 dollari al barile per effetto dell’escalation in Medio Oriente (SIC Notícias), alimentando direttamente l’inflazione: ad agosto il dato generale dell’area euro è balzato dal 2,9% al 3,3%, quasi interamente perché i prezzi dell’energia sono aumentati del 14,3% su base annua. L’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari, è invece leggermente scesa al 2,4% (ECB). L’accelerazione di agosto è dunque dipesa soprattutto dall’energia, non da un surriscaldamento della domanda interna.
Il 10 settembre è poi intervenuta la BCE, che stabilisce i tassi d’interesse per i 20 paesi dell’euro: il Consiglio direttivo li ha aumentati di 0,25 punti percentuali, portando al 2,50% il tasso sui depositi, ossia quello riconosciuto alle banche per la liquidità parcheggiata overnight presso la banca centrale e dal quale dipende l’intera struttura del costo del credito (ECB, Bundesbank). Christine Lagarde ha sostenuto che sarebbe più dannoso lasciare che i rincari energetici si trasmettano ai salari e ai prezzi dei servizi che intervenire in anticipo. I mercati avevano già previsto la stretta, tanto che il rendimento del titolo tedesco a due anni si è mosso appena (Reuters via MarketScreener); è stata invece la prospettiva di ulteriori rialzi a spingere verso l’alto il costo del debito a lungo termine di tutti i principali governi dell’area euro.
Stessa ondata di vendite, tensioni diverse
Tra il 9 e il 14 settembre il rendimento di riferimento tedesco è aumentato di circa 15 punti base, cioè centesimi di punto percentuale, attestandosi attorno al 3,54%; quello spagnolo è salito di circa 19 punti base, al 4,02% (Europa Press, QuiFinanza). Lo spread, ossia la differenza tra il costo del debito di Spagna e Germania, si è allargato di appena 4 punti base, fino a circa 48: gran parte del movimento spagnolo ha quindi seguito la risalita dei rendimenti tedeschi.
Per la Francia il quadro è stato diverso. Il rendimento decennale si è avvicinato al 4,5%, mentre lo spread con la Germania ha raggiunto circa 96 punti base, il livello più ampio dal 2012 (AFP via Zonebourse). Come abbiamo scritto la scorsa settimana, questo differenziale è ormai diventato un indicatore in tempo reale della credibilità dei conti pubblici francesi (To Brief).
L’allargamento riflette i timori per la finanza pubblica. La Commissione europea prevede che nel 2026 la Francia registri un deficit pari al 5,1% del PIL, con un debito superiore al 120% (European Commission); la Spagna, al contrario, si attende una crescita vicina al 2,4% e un disavanzo prossimo al 3% (European Commission). Parigi continua dunque a indebitarsi molto mentre l’economia cresce poco, e gli investitori ne stanno incorporando il rischio nei prezzi.
Chi sosterrà il costo
I governi non pagano immediatamente il 4% sull’intero debito, perché i titoli a tasso fisso già in circolazione conservano le condizioni originarie: i rendimenti di mercato più elevati entrano nei bilanci solo quando le vecchie obbligazioni giungono a scadenza e i Tesori devono rifinanziarsi ai prezzi correnti. L’Ufficio parlamentare di bilancio italiano prevede che la spesa per interessi salga da circa il 4,1% del PIL nel 2026 al 4,5% nel 2029 (UPB). L’aumento avviene per gradi, ma in un paese come la Francia, dove le nuove emissioni sono ingenti rispetto al PIL, l’accumularsi dei maggiori oneri produce conseguenze concrete.
Le proiezioni della BCE indicano ancora che l’inflazione dovrebbe tornare al 2,1% entro il 2028 (ECB). Se lo scenario si realizzerà, il rialzo di settembre sarà servito come assicurazione contro una rincorsa reciproca tra salari e prezzi; se invece il petrolio resterà caro e l’inflazione nei servizi riprenderà vigore, ulteriori strette renderanno prestiti e rifinanziamenti più onerosi proprio per i paesi meno attrezzati a sostenerne il conto. La soglia tonda superata dalla Spagna ha attirato l’attenzione la scorsa settimana, ma l’avvertimento più netto è arrivato dall’aumento del premio che la Francia paga rispetto alla Germania.
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