Martedì tornano le tasse su pensioni e indennità

The rejected tax plan returns intact to the full Assembly.
Composizione immagine · tobriefVenerdì 9 ottobre la Commissione Finanze dell’Assemblea nazionale francese ha respinto la parte sulle entrate del bilancio 2027 con 31 voti contro 3 e 2 astensioni (LCP, Assemblée nationale). Il voto non ha cambiato la legge: in base all’articolo 42 della Costituzione, l’Assemblea riunita in seduta plenaria discute il testo originario del governo, non quello modificato dalla commissione (Légifrance). Il piano fiscale del primo ministro Sébastien Lecornu torna dunque intatto quando il dibattito in Aula si aprirà questa settimana.
La Commissione Finanze è un gruppo ristretto di deputati che esamina il bilancio prima dell’intera Assemblea. Dopo tre giorni di modifiche alla parte sulle entrate, ha respinto il testo che essa stessa aveva emendato. A sostenerlo è stato soltanto Ensemble pour la République, il partito del presidente Emmanuel Macron; gli altri gruppi si sono divisi per ragioni opposte, chi contestando le imposte del governo e chi le aggiunte della commissione (Franceinfo). Come abbiamo scritto venerdì, quei voti contrari esprimono un rifiuto, non una proposta alternativa di bilancio (To Brief).
Chi pagherebbe le imposte proposte dal governo
La prima misura contestata riguarda i pensionati. In Francia si può dedurre dal reddito imponibile il 10% della pensione, entro un tetto per nucleo familiare. Il governo vuole abbassare quel limite da €4.439 a €3.000: per le famiglie la cui deduzione supera il nuovo tetto aumenterebbe così il reddito imponibile, in pratica soprattutto per chi percepisce pensioni più alte. Il governo stimava che la modifica avrebbe fruttato circa €1,4 miliardi (amendment I-CF196).
La seconda misura riguarda chi non può lavorare per malattia o infortunio. I dipendenti che ricevono alcune indennità per malattie di lunga durata pagherebbero l’imposta sul reddito sulla metà di quanto percepiscono, mentre le vittime di infortuni sul lavoro pagherebbero imposte su una quota maggiore degli indennizzi. La bozza stimava un gettito di €963 milioni (Capital).
La commissione ha cancellato entrambe le misure, ma quelle modifiche non confluiscono nel testo del governo: le due imposte vi restano e per eliminarle di nuovo servirà un altro voto dell’intera Assemblea.
I ministri sostengono che, nel complesso, gli emendamenti della commissione avrebbero ampliato il deficit. Il ministro dei Conti pubblici David Amiel stima il costo in €8 miliardi rispetto alla bozza del governo (Le Figaro). Philippe Juvin, di Les Républicains e relatore sul bilancio per la commissione, calcola invece €9,6 miliardi: il deficit si avvicinerebbe così al 5,35–5,4% del Pil, anziché al 5% fissato dal governo (Capital).
Nessun prospetto contabile pubblicato spiega la differenza tra le due cifre. Entrambe, inoltre, riguardano un pacchetto di emendamenti che non esiste più. Diventerebbero un costo effettivo solo se i deputati li approvassero di nuovo.
Che cosa si decide il 20 ottobre
Il dibattito sul disegno di legge 3210 si apre martedì 13 ottobre; il voto sulla parte delle entrate è previsto per il 20 ottobre (Assembly dossier). Se l’Assemblea respingesse quella parte, secondo le norme di bilancio l’intero disegno di legge sarebbe respinto in prima lettura, prima ancora che i deputati arrivino alla spesa (budget framework law).
I socialisti hanno minacciato una mozione preliminare di rigetto, con cui chiedere di bocciare il testo prima ancora che inizi il dibattito (Le Monde). Les Républicains chiedono tagli più profondi alla spesa, ma si oppongono a un ulteriore prelievo sui pensionati: una posizione che li porta a contestare il tetto alle deduzioni.
Se il Parlamento si blocca, l’articolo 47 consente al governo di varare il bilancio per ordinanza, cioè con un decreto che lo mette in vigore senza un voto finale, ma solo dopo 70 giorni senza una decisione (Légifrance). Domenica il ministro dell’Economia Roland Lescure ha detto che preferirebbe evitare questa strada, pur definendola una «barriera di sicurezza» (La Croix).
Bruxelles non decide quali imposte debba applicare la Francia, ma vincola Parigi a un percorso di rientro. Il Paese è sottoposto alla procedura per deficit eccessivo dell’UE, prevista per gli Stati con un disavanzo superiore al 3% del Pil; il governo si è impegnato a rispettare un percorso concordato per ridurlo (Council of the EU). L’8 ottobre i ministri delle Finanze dell’area euro hanno sollecitato Parigi ad approvare un bilancio capace di rassicurare gli investitori (Reuters).
Il voto di venerdì dice meno di quanto suggerisca il margine ampio: i deputati hanno respinto il compromesso della commissione senza accordarsi su cosa mettervi al posto, e l’Assemblea plenaria potrebbe votare diversamente sulle stesse misure. Se in Aula cadessero di nuovo il tetto alle deduzioni pensionistiche e la tassazione delle indennità, l’onere tornerebbe dai pensionati e dai lavoratori malati al deficit. Prima del 20 ottobre i ministri di Lecornu dovranno allora presentare ai deputati coperture quantificate: una promessa generica di risparmi non basta a sostituire entrate che il governo ha già messo nero su bianco.
Details about this article
- Model:
- claude-opus-5-5
- Generated:
- 10/12/2026, 1:36:38 AM
- Pipeline run:
- eu_pipeline_20261012_005007
- Watermark:
- SynthID (Google's invisible watermark)
- Human review:
- None before publication