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EU_PUBLIC_AFFAIRS01 / 10 · storia del giorno3 min · 757 parole · 38 fonti

Ucraina prepara le posizioni, l’Ungheria mantiene il veto

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Scritto dall IAto brief AI · 8 ottobre 2026, 02:50
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A vote on Ukrainian schools holds two countries at the threshold.

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L’Ungheria ha consentito a Ucraina e Moldova di avviare i preparativi per la fase successiva dei negoziati di adesione all’UE, conservando però il potere di impedirne l’apertura formale. Il 7 ottobre gli ambasciatori dell’UE hanno concordato di invitare entrambi i paesi a presentare le rispettive posizioni negoziali su due nuovi cluster, dopo che Budapest ha smesso di bloccare il passaggio (European Pravda, Kyiv Independent). Il governo ungherese continua tuttavia a subordinare il via libera all’apertura vera e propria a una legge ucraina sulle scuole delle minoranze, che il parlamento di Kyiv non ha ancora approvato (Euronews).

Il via libera degli ambasciatori

I negoziati di adesione all’UE si articolano in gruppi tematici, chiamati cluster. Prima di decidere l’apertura di un cluster, la Commissione europea valuta quanto la legislazione del paese candidato sia allineata alle norme dell’UE, e i governi nazionali approvano la valutazione. All’ordine del giorno della riunione degli ambasciatori di mercoledì figurava proprio il via libera relativo ai cluster 2 e 3, dedicati al mercato unico e alla competitività economica (Council agenda).

Quel via libera consente all’UE di chiedere ai paesi candidati di presentare le proprie posizioni, ma non dà avvio ai negoziati. Per aprire un cluster serve una decisione distinta dei governi e una riunione formale con il candidato. L’ordine del giorno indica soltanto ciò che gli ambasciatori avrebbero dovuto approvare; per ricostruire quanto abbiano effettivamente concordato occorre affidarsi ai diplomatici dell’UE sentiti dalla stampa, dato che non è disponibile un testo della decisione.

La legge che Budapest aspetta

La richiesta ungherese riguarda l’istruzione della minoranza ungherese nella regione ucraina della Transcarpazia, e il contenzioso ha radici più lontane. Nel 2017 la Commissione di Venezia, il gruppo di giuristi costituzionalisti del Consiglio d’Europa, criticò la riforma ucraina dell’istruzione perché riduceva l’insegnamento nelle lingue minoritarie (Venice Commission). Il governo del primo ministro Péter Magyar, subentrato a quello di Viktor Orbán, aveva già lasciato intendere all’inizio della settimana di essere pronto ad ammorbidire la propria posizione (To Brief).

Kyiv ha risposto con un disegno di legge che riconoscerebbe uno status speciale alle scuole in cui l’insegnamento avviene soprattutto in una lingua minoritaria, come l’ungherese. La Rada, il parlamento ucraino, lo ha depositato il 1° ottobre, ma al 7 ottobre non lo aveva ancora votato (Rada bill card, draft text). La ministra degli Esteri Anita Orbán ha accolto con favore il testo. Reuters, citando due diplomatici dell’UE, ha riferito che l’Ungheria avrebbe smesso di opporsi ai due cluster una volta che la Rada lo avesse approvato (Reuters).

La sequenza spiega perché Budapest abbia fatto un passo indietro su questo passaggio, ma non su quello successivo. Consentire ai paesi candidati di preparare le proprie posizioni non costa nulla all’Ungheria: la sua leva resta l’apertura formale, e quella se l’è tenuta.

La Moldova aspetta il voto di Kyiv

La Moldova ha pagato il prezzo di una disputa che non la riguardava. Gli altri governi si sono rifiutati di esaminare separatamente il suo dossier, così Chișinău è rimasta in attesa mentre Budapest e Kyiv discutevano (Euronews). Mercoledì la vice prima ministra Cristina Gherasimov ha dichiarato che la Moldova aveva ricevuto l’invito dall’Irlanda, che presiede attualmente il Consiglio dell’UE. Lo ha descritto come l’avvio dei preparativi in vista di un’apertura formale durante una futura conferenza (Moldpres).

Le scadenze sono ravvicinate, ma tutto resta subordinato a una condizione. I diplomatici hanno indicato il 12 ottobre come data per concordare le posizioni comuni dell’UE, cioè la linea congiunta che i 27 governi porteranno ai negoziati. La data dipende però da un voto preliminare della Rada. Hanno indicato anche una riunione a Lussemburgo il 13 ottobre, fra ministri e paesi candidati, in cui i cluster dovrebbero aprirsi formalmente (Kyiv Independent).

Per ciascuno di questi passaggi serve l’accordo di tutti e 27 i governi. Il quadro negoziale dell’Ucraina, che stabilisce le regole dei colloqui di adesione, prevede che il Consiglio dell’UE decida all’unanimità l’apertura di ciascun cluster, su proposta della Commissione europea. L’unanimità consente a ogni singolo governo di bloccare la decisione (negotiating framework). Per fermare l’apertura, dunque, l’Ungheria non ha bisogno di nuove procedure: le basta non firmare.

L’Ungheria non ha ceduto nulla che non possa revocare. Ha consentito il passaggio preparatorio, si è tenuta il veto sull’apertura formale e ha lasciato i progressi della Moldova appesi al voto di un parlamento sul quale Chișinău non ha voce. Se nei prossimi giorni la Rada approverà la legge sulle scuole, entrambi i paesi potrebbero aprire i due cluster entro la settimana. Se il voto slitterà, la Moldova slitterà insieme all’Ucraina, per ragioni estranee alle proprie riforme.

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