Danubio basso, rincari per gli acquirenti romeni

At Cernavodă, two stopped reactors still depend on the Danube.
Composizione immagine · tobriefI due reattori della centrale nucleare romena di Cernavodă resteranno spenti finché il Danubio non consentirà di operare in sicurezza. Lo ha annunciato l’11 ottobre l’operatore Nuclearelectrica, senza indicare una data per la riaccensione (Nuclearelectrica). La comunicazione non sottrae altra potenza alla rete: prolunga un fermo iniziato in estate, il cui costo ricade anzitutto sulle aziende che avevano acquistato in anticipo l’elettricità della centrale.
L’unità 1 è entrata in arresto controllato il 28 luglio, seguita dall’unità 2 il 13 agosto (comunicazione sull’unità 1, comunicazione sull’unità 2). Uno studio sulla fornitura elettrica romena per il periodo 2020–2025 stimava per i due reattori una potenza netta di circa 1,3 GW (studio sull’adeguatezza). Per potenza netta si intende quella che una centrale può immettere in rete dopo aver coperto i propri consumi. È una stima usata per la pianificazione, non una misura dell’elettricità mancata in un giorno specifico.
Perché un reattore fermo ha ancora bisogno del fiume
Lo spegnimento del reattore interrompe la reazione a catena, ma il combustibile continua a produrre calore residuo, dovuto ai prodotti radioattivi, che le pompe devono disperdere. Nuclearelectrica afferma che entrambe le unità restano in condizioni di arresto sicuro e che le funzioni di sicurezza sono mantenute (Nuclearelectrica). Petre Min, responsabile del centro di risposta dell’autorità di vigilanza nucleare CNCAN, ha spiegato che anche i reattori fermi hanno bisogno dell’acqua del Danubio e che le squadre stanno indirizzandone una quantità maggiore verso la presa della centrale (HotNews).
Il margine, però, è ridotto. Il 10 ottobre l’autorità idrica ANAR ha rilevato a Cernavodă un livello di −259 cm, tre centimetri sopra la soglia di −262 cm sotto la quale le pompe di raffreddamento non riescono più ad aspirare acqua in modo affidabile (Agerpres). I segni meno indicano la distanza da un punto di riferimento fisso, non una profondità negativa.
Per alzare il livello, ANAR ha disposto il rilascio di altri 20 metri cubi d’acqua al secondo dal bacino di Iezer, dal 10 al 18 ottobre (Mediafax). Abbiamo dato notizia del rilascio quando è cominciato (To Brief), ma finora nessun dato pubblicato indica quanta di quell’acqua raggiunga le pompe della centrale.
Un livello più alto all’idrometro, da solo, non basta a riavviare i reattori: la soglia di −262 cm indica soltanto se le pompe possono aspirare acqua. La decisione spetta all’operatore, che deve valutare se le condizioni consentano di lavorare in sicurezza e non ha pubblicato un valore preciso per stabilirlo (Nuclearelectrica). Anche il sollievo portato dal fiume potrebbe tardare: il 7 ottobre il segretario di Stato al ministero dell’Energia Cristian Bușoi ha detto che le previsioni non indicavano un aumento duraturo del livello del Danubio nei dieci giorni successivi (Digi24).
Chi paga l’elettricità che manca
La rete ha continuato a funzionare anche senza la centrale. I dati pubblici del gestore Transelectrica indicavano una produzione nucleare nulla l’11 ottobre, mentre eolico, solare e importazioni coprivano il vuoto; le importazioni nette, cioè l’elettricità acquistata all’estero al netto di quella venduta, sono state in media di 446 MW nell’arco della giornata (Solar Industry).
La pressione ricade sugli acquirenti. Nuclearelectrica aveva già venduto la propria produzione a fornitori di elettricità e grandi consumatori; in seguito ha inviato comunicazioni di forza maggiore per alcuni contratti, dichiarando che eventi fuori dal suo controllo le impedivano di consegnare l’energia (BVB). Quei clienti hanno comunque bisogno di elettricità e devono quindi procurarsela altrove.
Bușoi ha stimato in circa 900 MW il volume contrattualizzato da sostituire. Ha spiegato che gli acquirenti possono coprirlo sul mercato del giorno prima, con un’asta per la consegna il giorno successivo, oppure nelle ore di punta ricorrendo alle importazioni dai Paesi vicini, come la Bulgaria, talvolta a prezzi molto più alti di quelli pattuiti in origine (Digi24). Non si tratta di un secondo ammanco: quei 900 MW sono la quota della produzione di Cernavodă che era già stata venduta.
La comunicazione dell’11 ottobre prolunga la carenza, senza accrescerla (Nuclearelectrica). Finché il fermo continua, gli acquirenti che hanno ricevuto gli avvisi di forza maggiore devono comprare l’elettricità sul mercato e sostenerne l’eventuale sovrapprezzo rispetto ai contratti originari (BVB). Le famiglie ne risentiranno solo se i fornitori trasferiranno loro i costi: dipenderà dai contratti e dalla durata della bassa portata del Danubio. Bușoi ha escluso un rincaro del 50% in bolletta, ma prevede una pressione significativa se l’offerta resterà limitata (Jurnalul).
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