La Romania abbatte due droni, navi al largo

Beyond Romania’s airspace, merchant crews await a decision on protection.
Composizione immagine · tobriefIl 17 ottobre due F-16 rumeni hanno abbattuto sul Mar Nero due droni d’attacco a reazione. Il primo è caduto alle 18:01, due minuti dopo essere entrato nello spazio aereo rumeno (MApN). La Romania ha potuto intervenire autonomamente perché i droni avevano violato il suo spazio aereo. Proteggere le navi mercantili più al largo, dove alcune imbarcazioni sono state colpite all’inizio della settimana, richiede una decisione che gli alleati di Bucarest non hanno ancora preso.
Rilevati in avvicinamento, abbattuti dopo l’ingresso
Secondo il Defence Ministry, i radar rumeni hanno seguito un gruppo di obiettivi aerei a circa 120 chilometri a est dell’Isola dei Serpenti, in Ucraina, mentre procedeva verso sud-ovest. Due F-16 erano in volo per una missione di sorveglianza, la pattuglia permanente che in tempo di pace protegge lo spazio aereo nazionale. I caccia sono decollati alle 17:43 ed erano già in volo quando il primo drone è entrato in Romania (Kyiv Independent).
Il secondo drone è stato abbattuto alle 18:05, ha riferito il ministero (MApN). Una nota successiva ha identificato entrambi come droni d’attacco della famiglia Geran (MApN), il tipo che la Russia lancia contro l’Ucraina. Il modello, però, non rivela chi li abbia lanciati: la Romania non ha reso noto né il punto di partenza né il possibile obiettivo.
Il confine è rilevante perché, in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), la Romania controlla lo spazio aereo sopra il mare territoriale, la fascia di mare più vicina alla costa. I piloti hanno sparato sul mare, ma stavano difendendo il territorio nazionale. La sequenza è stata lineare: i radar hanno rilevato i droni, i caccia erano in posizione e i piloti hanno aperto il fuoco solo dopo l’ingresso nello spazio aereo rumeno.
Le navi oltre il confine
Le navi mercantili attaccate questa settimana si trovavano fuori da quella zona, nelle zone economiche esclusive di Romania e Bulgaria. Qui lo Stato costiero controlla la pesca e le risorse dei fondali, ma non lo spazio aereo sovrastante. Un pilota rumeno ha piena autorità su un drone che sorvola il mare territoriale; più al largo, una nave non gode di una garanzia equivalente.
Il ministero non ha detto che i droni di venerdì fossero diretti contro le navi, e nessuna informazione pubblica li collega agli attacchi precedenti. Per ora non è stato attribuito pubblicamente un responsabile (To Brief). Il presidente Nicușor Dan ha confermato che si è trattato di attacchi con droni, ma non ha accusato la Russia; lo ha fatto invece una fonte militare anonima della NATO (Reuters). Il 15 ottobre la Francia ha dichiarato di non aver attribuito gli attacchi e di attendere gli esiti delle indagini (French foreign ministry).
Finora la risposta degli alleati si è limitata a dichiarazioni e scambio di informazioni. Il 16 ottobre il Consiglio europeo, dove i capi di governo dell’UE definiscono l’indirizzo del blocco, ha condannato gli attacchi e chiesto il ripristino della libera navigazione, senza istituire una forza di scorta (European Council). Il Centro marittimo della NATO diffonde avvisi agli equipaggi delle navi mercantili, ma non le protegge (NATO).
Finora i governi non hanno indicato un responsabile né annunciato scorte. Le informazioni pubbliche non dimostrano che la prima scelta spieghi la seconda; i funzionari non hanno motivato nessuna delle due.
Chi decide il prossimo passo
La ministra degli Esteri Oana Țoiu ha detto che la Romania ha chiesto una discussione dedicata alla difesa del Mar Nero nel Consiglio Nord Atlantico, dove i governi della NATO decidono insieme, per il 20 ottobre (Politico). È in quella sede che si può decidere ciò che Bucarest non può fare da sola: inviare navi da guerra o aerei a protezione del traffico in mare aperto richiederebbe agli alleati di mettere a disposizione le proprie forze e accettare i rischi.
I fatti di venerdì sono chiari: la Romania ha abbattuto due droni dopo che erano entrati nel suo spazio aereo, e i radar li avevano individuati in avvicinamento. Gli equipaggi che navigano più al largo hanno ricevuto la condanna dei leader dell’UE e possono contare su un canale informativo della NATO. Nessun governo ha ancora assunto l’impegno di partecipare a una missione per proteggerli. I ministri riuniti il 20 ottobre decideranno se la situazione cambierà.
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