Trump boccia l’offerta su Hormuz, Europa perde gas

Europe waits for gas cargoes as passage through Hormuz remains unsafe.
Composizione immagine · tobriefDonald Trump ha respinto l’offerta dell’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz, come ha dichiarato pubblicamente il 26 settembre (Reuters). Teheran chiedeva a Washington di allentare la pressione prima di consentire la ripresa dei traffici. Finché le due parti restano distanti, gli acquirenti europei di gas qatariota continuano a perdere carichi che non possono recuperare con una trattativa.
Che cosa ha offerto l’Iran e perché l’intesa si è arenata
All’ONU, il 25 settembre, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha proposto una sequenza in sette giorni: Washington avrebbe agito per prima nell’arco di quattro o cinque giorni, l’Iran avrebbe riaperto lo stretto il sesto giorno e i negoziati per un accordo sarebbero iniziati il settimo (UN transcript, Al Jazeera). Le questioni nucleari sarebbero rientrate nei colloqui successivi; Teheran non le ha poste come condizione per la riapertura.
Il primo elemento era il blocco navale statunitense, che ferma le navi dirette ai porti iraniani (Politico). L’Iran chiedeva anche che venissero allentate le restrizioni alle esportazioni di petrolio e sbloccati i fondi congelati, oltre alla fine dei combattimenti nella regione, compresi quelli in Libano.
L’impasse nasce dall’ordine delle mosse. Il blocco e il pericolo nello stretto sono due questioni distinte: il primo colpisce i commerci iraniani, mentre le navi di tutti gli altri Paesi sono esposte agli attacchi nel corridoio marittimo; revocare il blocco, da solo, non li fermerebbe. Washington avrebbe dovuto rinunciare alla sua principale leva su Teheran prima che fosse possibile verificare la sicurezza della navigazione.
Il Libano aggiunge un’altra difficoltà: un cessate il fuoco dipende anche da Israele, su cui Washington può esercitare pressioni ma che non può vincolare. Trump non ha precisato quale condizione abbia fatto saltare l’intesa. In un’intervista realizzata il 28 settembre e pubblicata il 1° ottobre, ha ribadito che l’offerta «non era abbastanza buona» (TIME).
I messaggi continuano a transitare dal Qatar e, il 30 settembre, funzionari iraniani hanno riferito che Araghchi aveva aggiornato il presidente Masoud Pezeshkian sulla risposta statunitense (Politico). Nessuna delle due parti ha reso pubblica quella risposta. I contatti proseguono, ma nulla indica che la sequenza proposta dall’Iran sia stata avviata.
Perché più navi da guerra non riportano le petroliere in mare
Il gruppo portaerei USS Theodore Roosevelt ha lasciato San Diego il 27 settembre, nell’ambito di un nuovo dispiegamento statunitense nella regione (AP). Probabilmente impiegherà due o tre settimane per raggiungere il Mar Arabico (Al-Monitor). Una volta arrivata, una portaerei può proteggere singole navi e scoraggiare alcuni attacchi, ma non fermare ogni proiettile, convincere un assicuratore a coprire una traversata o ordinare a un comandante di salpare.
A decidere se le navi si muovono sono assicuratori e comandanti e, per ora, la maggior parte resta alla larga. Secondo i dati di Windward, il 29 settembre sono transitati nello stretto 17 passaggi, contro i circa 135 al giorno registrati prima della guerra (Argus). Lo stesso giorno, UK Maritime Trade Operations, il centro della Marina britannica per la sicurezza dei traffici marittimi, ha avvertito che alcuni proiettili non identificati avevano colpito delle navi, senza indicare un responsabile (gCaptain). Questa settimana abbiamo già raccontato quegli attacchi alle petroliere (To Brief).
Chi in Europa ne assorbe il costo
QatarEnergy ha prorogato fino a dicembre la clausola di forza maggiore, che consente di sospendere gli obblighi contrattuali per eventi fuori dal proprio controllo (Corriere). Il caso di Edison mostra che cosa significhi per un acquirente italiano: la società ha perso 35 carichi, pari a circa 4,6 miliardi di metri cubi di gas, e finora ne ha sostituiti solo circa la metà (Corriere). Per ora si tratta di una perdita di forniture: non ci sono ancora elementi per dire che il gas verrà razionato.
I governi europei possono far sentire la propria voce, ma non hanno in mano le leve decisive. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha sostenuto l’appello di circa 80 Paesi per la piena riapertura di Hormuz (Handelsblatt). Una dichiarazione congiunta aumenta la pressione, ma non sblocca la situazione: l’Europa non gestisce il blocco che l’Iran vuole far revocare e non può garantire il passaggio sicuro alle navi di cui ha bisogno.
Resta una precisazione: la proposta scritta completa dell’Iran non è stata resa pubblica, quindi i dettagli potrebbero differire dalla versione illustrata da Araghchi. Per quanto emerge finora, Washington ha respinto la sequenza presentata pubblicamente da Teheran e nessun accordo accettato ha ripristinato il traffico ordinario. Edison cerca ancora forniture sostitutive mentre si avvicina l’inverno. Finché Stati Uniti e Iran non concorderanno condizioni di cui assicuratori ed equipaggi possano fidarsi, l’Europa continuerà a pagare il prezzo di uno stretto che non ha il potere di riaprire.
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