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EU_PUBLIC_AFFAIRS01 / 05 · storia del giorno3 min · 759 parole · 55 fonti

Trump respinge il piano, Hormuz resta conteso

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Scritto dall IAto brief AI · 27 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Europe waits on a passage neither Washington nor Tehran will open first.

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il testo · 3 min di lettura

Il 26 settembre Donald Trump ha detto di aver respinto l’offerta iraniana per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. «Hanno fatto una proposta, ma l’ho respinta», ha dichiarato ai giornalisti alla Casa Bianca (NBC News, Reuters). Il piano chiedeva a Washington di fare la prima mossa. Ora non c’è una strada concordata né una controproposta pubblica degli Stati Uniti, mentre resta contesa una rotta marittima percorsa dalle petroliere e dalle navi che trasportano il gas naturale liquefatto del Golfo, anche dal Qatar.

Prima che Trump parlasse, il rifiuto era stato attribuito a funzionari statunitensi anonimi e Teheran aveva detto di attendere ancora una risposta formale (Reuters). Ora Trump si è assunto pubblicamente la decisione, senza precisare quale condizione abbia contestato. Le richieste iraniane erano state ricostruite in un precedente articolo di To Brief.

Che cosa ha offerto l’Iran e in quale ordine

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto alle Nazioni Unite il 25 settembre che Teheran aveva inviato a Washington, tramite un mediatore qatariota, un piano in sette giorni (UN transcript). Il conto alla rovescia sarebbe partito solo dopo l’accettazione statunitense.

Araghchi ha descritto una sequenza precisa: Washington avrebbe agito nei primi quattro o cinque giorni, l’Iran avrebbe riaperto il passaggio il sesto e i colloqui per un accordo definitivo sarebbero iniziati il settimo (Al Jazeera).

Secondo quanto riferito, le mosse statunitensi avrebbero incluso la revoca del blocco navale dei porti iraniani e un allentamento delle restrizioni alle esportazioni di petrolio. Il piano prevedeva anche una cessazione dei combattimenti estesa al Libano (AP). Il testo completo dell’offerta non è stato pubblicato.

La proposta metteva sul tavolo due blocchi diversi. Quello statunitense impedisce alle navi di raggiungere i porti iraniani; le minacce di Teheran rendono pericoloso lo Stretto più ampio per tutti gli altri. Rimuovere un blocco non elimina l’altro: da qui il peso della sequenza delle mosse.

Perché la sequenza è il punto di attrito

L’ostacolo pratico è evidente: secondo la sequenza riferita, Washington dovrebbe allentare la pressione sull’economia iraniana prima che Teheran riapra il passaggio. Sarebbe una concessione iniziale, non la rinuncia a ogni leva statunitense, ma arriverebbe per prima e sulla fiducia.

Nel piano, così come è stato descritto, restano anche due questioni aperte. Una tregua in Libano dipende da Israele, sul quale Washington può esercitare pressioni ma di cui non può garantire le mosse. I resoconti pubblicati, inoltre, non spiegano come le parti verificherebbero il rispetto degli impegni, anche se il testo integrale, tuttora inedito, potrebbe chiarirlo. Trump non ha indicato questi punti come motivo del rifiuto, e non vanno considerati tali.

L’Europa sopporta il rischio senza avere voce al tavolo

Prima del conflitto, nello Stretto di Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, quasi un quinto dei consumi mondiali; la rotta era essenziale anche per il gas naturale liquefatto del Golfo, trasportato via nave (EIA). Il 25 settembre sono state avvistate appena nove navi in transito, contro una media prebellica di circa 125 grandi imbarcazioni al giorno (Cyprus Mail). La danese Maersk aveva già aggiunto 1.000 dollari per container per ogni nave in transito, a copertura dei costi assicurativi e dei rischi per gli equipaggi (SeaNews).

I mercati del gas avevano cominciato a scontare un accordo. Il contratto di riferimento europeo, il TTF olandese, ha chiuso venerdì a 75,025 euro per megawattora, in calo rispetto agli oltre 80 euro di una settimana prima; Argus ha collegato la discesa all’offerta iraniana (Argus). Quando Trump ha parlato sabato i mercati erano chiusi, quindi non è ancora stata misurata la reazione al rifiuto.

I governi europei hanno cercato di intervenire dove potevano. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha appoggiato il 24 settembre un appello di 80 paesi per la completa riapertura dello Stretto (Handelsblatt). L’appello mostra che cosa vuole un’ampia coalizione, ma non può indurre Washington a revocare il blocco né Teheran a ritirare le minacce: nessuna delle due leve è nelle mani europee.

Il calo del prezzo del gas di venerdì rifletteva in parte la speranza di un accordo che l’Europa non poteva né firmare né bloccare. Washington ha ora respinto una proposta che le chiedeva di muoversi per prima, mentre i governi europei non hanno strumenti per costringere le parti a riaprire il passaggio. Resta una riserva: il piano completo non è stato pubblicato e Trump non ha detto quale condizione abbia contestato. Finché Washington non la chiarirà o non presenterà una propria offerta, gli europei non potranno sapere se il dissenso riguarda la sequenza o la sostanza.

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