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EU_PUBLIC_AFFAIRS06 / 10 · storia del giorno3 min · 868 parole · 61 fonti

Scudo missilistico ucraino dipende da Washington

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Scritto dall IAto brief AI · 18 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Europe pays for Ukraine’s interceptors, while their delivery remains in American hands.

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il testo · 3 min di lettura

L’Ucraina dipende dagli Stati Uniti per due capacità che i governi europei non possono fornire in tempi brevi: l’allerta satellitare sui lanci di missili balistici e gli intercettori Patriot per abbatterli. Questa dipendenza è ora al centro di una disputa: Washington starebbe usando il sostegno a Kyiv come leva per fermare gli attacchi ucraini alle raffinerie russe. L’accusa è stata formulata e smentita, ma il potere di pressione esiste comunque.

L’attacco del 13 e 14 ottobre ha mostrato quanto sia in gioco. Lo Stato maggiore ucraino ha dichiarato che le proprie forze hanno fermato quattro dei 39 missili lanciati dalla Russia su traiettorie balistiche (Stato maggiore ucraino). Il dato non chiarisce perché le difese non siano riuscite a fare di più, ma mostra quanto sia ridotta la protezione dell’Ucraina contro le armi per cui dipende soprattutto dagli Stati Uniti.

Le accuse rivolte a Washington

Secondo il Financial Times, gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, avrebbero prospettato di interrompere la condivisione di intelligence se l’Ucraina avesse continuato a colpire le raffinerie, durante i colloqui a Miami (Financial Times). Il giornale ha raccolto le testimonianze di persone informate sull’incontro. Un funzionario statunitense a conoscenza diretta dei colloqui ha fornito una versione diversa: non ci sarebbe stata alcuna minaccia, ma solo il richiamo al fatto che gli Stati Uniti forniscono all’Ucraina munizioni e intelligence, da parte di un presidente che attribuisce agli attacchi alle raffinerie l’aumento dei prezzi dei carburanti negli Stati Uniti (Axios).

Altri due episodi alimentano i sospetti di Kyiv. Zelenskyy sostiene che i partner non abbiano dato alcun preavviso prima che cinque missili balistici russi colpissero Kyiv il 12 ottobre e ritiene che il silenzio sia stato deliberato (AP). Fonti statunitensi non identificate hanno detto a CBS che i funzionari hanno attribuito al maltempo il mancato funzionamento di un sistema di rilevamento dei lanci, spiegazione respinta dalle autorità ucraine (CBS).

Anche le connessioni satellitari dei terminali militari mobili ucraini hanno subito un peggioramento. Due funzionari statunitensi e uno occidentale hanno detto a Reuters che la restrizione è seguita a un ordine della Casa Bianca. Quest’ultima nega ogni coinvolgimento e Trump sostiene che la condivisione di intelligence non si sia mai interrotta (Reuters).

Le diverse accuse poggiano su basi diverse: la minaccia è stata riferita e poi smentita, la causa del mancato allarme è contestata e le restrizioni satellitari sono ricondotte alla Casa Bianca da funzionari rimasti anonimi. Nel loro insieme, mostrano che Washington dispone di leve su Kyiv e contesta apertamente la campagna contro le raffinerie. Non dimostrano però una sospensione generalizzata del sostegno americano, né provano che le restrizioni siano state una ritorsione per gli attacchi. I leader dell’UE avevano già inserito allerta e satelliti all’ordine del giorno di questa settimana (To Brief).

Le due lacune che l’Europa non può colmare quest’inverno

La carenza più immediata riguarda le scorte di Patriot. Un funzionario ucraino ha detto al Washington Post che restavano solo un paio di intercettori, mentre un alto funzionario della NATO ha riferito al giornale che le munizioni continuavano ad arrivare tramite PURL (Washington Post). Con PURL, gli alleati europei pagano le armi americane destinate all’Ucraina, ma spetta comunque agli Stati Uniti decidere quando spedirle.

Zelenskyy ha avanzato una contropartita: potrebbe sospendere gli attacchi alle raffinerie se Washington inviasse altri Patriot (BBC). È una sua condizione, non un accordo raggiunto.

I Patriot europei sono già impegnati. A maggio, il ministero della Difesa olandese ha prorogato fino ai primi di dicembre il dispiegamento di una batteria Patriot in Polonia (ministero della Difesa olandese). Le batterie proteggono il nodo logistico attraverso cui le armi occidentali raggiungono l’Ucraina: spostarle a est lascerebbe scoperta quella rotta.

L’allerta satellitare sui lanci è una lacuna che richiederà più tempo per essere colmata. A gennaio, l’International Institute for Strategic Studies ha indicato gli Stati Uniti come unico fornitore per l’Europa di sistemi spaziali di allerta contro i missili balistici: sono i satelliti che individuano un lancio e danno alle difese aeree il tempo di reagire (IISS). Il programma congiunto JEWEL di Francia e Germania punta a fornire all’Europa una prima capacità nei primi anni Trenta (ministero della Difesa francese).

La forza dell’UE è finanziaria. Al vertice del 15 e 16 ottobre, i leader europei hanno accolto con favore un prestito da 90 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina e appoggiato una coalizione per la difesa dai missili balistici (conclusioni del Consiglio europeo). Nessuna istituzione dell’UE, però, può imporre a un servizio nazionale di intelligence di condividere dati o far partire anche un solo missile americano.

Sulla questione satellitare, almeno, c’è chi è chiamato a dare una risposta. Il 15 ottobre un gruppo bipartisan di senatori statunitensi ha scritto all’ispettore generale del Pentagono, l’organo di controllo interno, per chiedere chi abbia autorizzato le restrizioni (lettera dei senatori). La risposta chiarirebbe quella decisione, ma non risolverebbe la questione più ampia delle motivazioni. I governi europei non devono attenderla, perché la loro posizione è già chiara: possono finanziare la difesa missilistica ucraina, ma per anni non potranno sostituire i satelliti americani d’allerta e le forniture di Patriot che ne costituiscono il fulcro. È questo a dare a Washington una leva su Kyiv, che l’abbia usata o meno per ritorsione contro gli attacchi alle raffinerie.

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