Skip to main content
EU_PUBLIC_AFFAIRS09 / 10 · storia del giorno3 min · 757 parole · 55 fonti

Kiev promette nuovi raid, diesel europeo sotto pressione

✦
Scritto dall IAto brief AI · 4 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Distant refinery strikes add uncertainty to Europe’s diesel prices.

Composizione immagine · tobrief
il testo · 3 min di lettura

Il 3 ottobre Volodymyr Zelensky ha detto a Reuters che l’Ucraina intensificherà gli attacchi alle raffinerie russe in risposta ai raid di Mosca contro la rete elettrica ucraina (Arab News). La campagna di droni, già in corso, ha ora una giustificazione dichiarata: energia in cambio di energia. L’Europa è esposta perché il diesel si scambia sui mercati globali: quando l’offerta russa cala, i suoi acquirenti si contendono gli stessi carichi a cui guardano gli importatori europei.

Energia in cambio di energia

Zelensky inquadra l’escalation in quella che definisce una nuova dottrina russa. Secondo il presidente ucraino, Mosca vuole mettere sotto pressione gli abitanti di Kyiv e di altre città colpendo le infrastrutture energetiche, i trasporti e i servizi pubblici da cui dipendono. Ha detto che l’intelligence ucraina possiede documenti che lo dimostrano, ma finora non ne è stato pubblicato nessuno (Polsat News). «Nuova dottrina» è l’etichetta scelta da Zelensky, non una politica russa verificata.

I raid a cui fa riferimento sono avvenuti. Nella notte tra il 29 e il 30 settembre, missili e droni russi hanno colpito impianti energetici in 11 regioni; il primo ministro Serhii Koretskyi ha definito l’attacco combinato alla rete il più vasto dall’ultima stagione di riscaldamento (Hromadske).

Tra gli obiettivi c’era la centrale termoelettrica di Trypilska, vicino a Kyiv. Il ministero della Difesa russo ha citato l’impianto, sostenendo che rifornisse strutture militari: una giustificazione avanzata da Mosca, ma non suffragata da prove (BBC).

Gli attacchi ucraini alle raffinerie erano iniziati prima di questo impegno. A settembre, fonti del settore hanno riferito a Reuters che la raffineria di Syzran aveva interrotto la lavorazione dopo che un drone aveva danneggiato un’unità responsabile del 71% della capacità (The Moscow Times). Il 1º e il 2 ottobre l’Ucraina ha indicato tra gli obiettivi la raffineria di Volgograd, di proprietà di Lukoil, e una stazione di pompaggio del petrolio nella regione di Samara; le notizie di incendi ed esplosioni, tuttavia, non bastano a stabilire quanto sia diminuita la produzione (Kyiv Independent).

La novità è il legame esplicito. Kyiv indica ora la produzione russa di carburanti come risposta diretta agli attacchi di Mosca contro l’elettricità ucraina, una campagna che il mese scorso ha paralizzato anche gli impianti siderurgici del Paese (To Brief). L’intervista non consente di capire se la minaccia pubblica indurrà Mosca a frenare o a colpire con maggiore intensità.

Come un incendio in una raffineria russa può arrivare fino alla pompa europea

Il passaggio avviene attraverso il mercato mondiale. Se la Russia esporta meno diesel, i suoi acquirenti si rivolgono a carichi statunitensi, del Golfo o asiatici, gli stessi per cui fanno offerte gli importatori europei. L’Europa dipende molto da queste forniture: secondo BNP Paribas, nel primo semestre del 2026 le importazioni hanno coperto il 46% della domanda europea di diesel, e gli Stati Uniti ne hanno fornito il 40% (BNP Paribas).

Finora non ci sono elementi che colleghino un aumento dei prezzi europei ai droni ucraini. Mosca ha già un motivo proprio per esportare meno: i media statali hanno riferito che il governo russo ha prorogato fino al 31 ottobre le restrizioni alle esportazioni di diesel e gasolio da parte dei produttori, per tutelare le forniture interne (TASS). Un eventuale calo delle spedizioni russe ha dunque almeno due cause, che i dati disponibili non permettono di distinguere.

I funzionari europei parlano di tensione, non di carenze. Il 2 ottobre la Commissione europea ha dichiarato che le forniture di diesel nell’UE erano stabili, benché i prezzi fossero elevati in un mercato globale ristretto (European Commission).

Lo stesso giorno i leader del G7 si sono impegnati a mettere a disposizione fino a 100 milioni di barili di petrolio e carburanti nell’arco di quattro mesi e a non limitare le esportazioni di energia tra loro (G7 statement). Per il diesel europeo conta soprattutto il secondo impegno, perché riguarda i carichi statunitensi che coprono una parte consistente del deficit di importazioni dell’Europa. È un’inferenza ragionevole alla luce dei dati sulle importazioni; resta da vedere se la promessa reggerà sotto pressione.

La politica ucraina sugli obiettivi è cambiata: con l’avvicinarsi dell’inverno, Kyiv indica ora la produzione russa di carburanti come risposta agli attacchi contro la rete elettrica. Non è stato dimostrato, invece, un effetto sui prezzi europei. La Russia sta già limitando le proprie esportazioni di diesel e la Commissione giudica stabili le forniture. La lettura più semplice è che gli attacchi alle raffinerie aggiungano un rischio a un mercato del diesel già sotto pressione, accanto a fattori che, sulla base delle prove disponibili, pesano almeno altrettanto.

Details about this article
Model:
claude-opus-5-5
Generated:
10/4/2026, 2:03:19 AM
Pipeline run:
eu_pipeline_20261004_005006
Watermark:
SynthID (Google's invisible watermark)
Human review:
None before publication
Learn more about our methodology →