Mine a Hormuz, l’Iran non nomina le navi

Iran reports two mine strikes without naming either tanker.
Composizione immagine · tobriefIl 17 ottobre le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che due petroliere avevano urtato mine nello stretto di Hormuz; Reuters, in un articolo ripreso dal sito marittimo gCaptain, ha riferito che le accuse non erano state verificate in modo indipendente (gCaptain). Teheran non ha indicato il nome di nessuna delle due navi. Gli attacchi registrati quella settimana dai monitoraggi navali britannici erano episodi diversi, avvenuti altrove, lungo una rotta da cui l’Europa dipende già per una parte delle forniture di gas.
Due accuse, nessuna nave
Nel primo comunicato, le Guardie descrivevano una superpetroliera con oltre due milioni di barili di greggio a bordo, che avrebbe preso fuoco dopo aver percorso quella che Teheran definisce una «rotta non autorizzata» (Tasnim). La formula esprime la pretesa iraniana di decidere chi possa attraversare lo stretto, ma il comunicato non indica alcun fondamento giuridico per questa regola.
Il secondo comunicato sosteneva che un’esplosione nella sala macchine avesse immobilizzato un’altra superpetroliera di dimensioni simili (Tasnim). Nessuna delle due dichiarazioni indicava un numero IMO, l’identificativo permanente che collega lo scafo al proprietario e allo storico dei tracciamenti; mancavano anche una posizione e un resoconto dell’equipaggio.
Che cosa segnalano gli avvisi britannici
UK Maritime Trade Operations (UKMTO), il servizio della Marina britannica che raccoglie e trasmette segnalazioni di incidenti tra navi e marine militari, ha registrato il 16 ottobre una petroliera colpita da un proiettile di provenienza sconosciuta al largo della costa saudita sul Golfo, lontano da Hormuz (UKMTO). L’equipaggio è riuscito a evacuare la nave senza conseguenze.
Quella sera il comandante di una nave ha riferito che una piccola imbarcazione aveva lanciato una granata a propulsione a razzo contro una petroliera al largo dello stesso porto saudita, Al Jubayl (UKMTO). Nessuno dei due avvisi identifica una nave o menziona una mina.
L’unica petroliera identificata per nome quella settimana può essere facilmente confusa con le superpetroliere citate dall’Iran. Il ministro indiano della Marina mercantile ha dichiarato che il 16 ottobre un proiettile aveva colpito la MT ST 3, con 15 marinai indiani a bordo, e che tutti erano in salvo (The National). Un proiettile non è una mina, e nessuna fonte collega quella nave alle accuse delle Guardie.
Le mine nello stretto non sono un’ipotesi. Un avviso alla navigazione dell’ufficio idrografico della Marina pakistana, emesso a giugno e ancora indicato come valido il 17 ottobre, segnala una «mina confermata» vicino all’accesso alla corsia di navigazione verso est (Pakistan Navy). L’avviso registra un pericolo segnalato ufficialmente, ma non prova che la mina sia ancora lì né che abbia colpito una delle due petroliere.
Dove l’Europa è esposta
Già prima di sabato il traffico era scarso: UKMTO ha contato 254 transiti nella settimana fino al 14 ottobre, circa il 70% in meno rispetto ai livelli precedenti alla guerra (Anadolu). La chiusura annunciata da Teheran, da sola, non sposta le navi: a decidere se salpare sono armatori, comandanti e assicuratori.
Gli acquirenti europei sono esposti soprattutto attraverso il gas naturale liquefatto (GNL). L’Agenzia internazionale dell’energia ha stimato che nel 2025 circa il 7% delle importazioni europee di GNL transitava da Hormuz e ha osservato che il GNL qatariota non dispone di una rotta alternativa via gasdotto (IEA).
Edison ha dichiarato di non aver ricevuto 35 carichi qatarioti al 28 settembre, riuscendo a sostituirne 23 (Edison). Queste mancate forniture precedono le nuove accuse, così come gli affondamenti delle navi cargo di cui abbiamo dato conto il 15 ottobre (To Brief). Finora, nessuna notizia indica che un acquirente europeo, un assicuratore o un armatore abbia cambiato programma a causa dei due presunti attacchi con mine.
Le marine europee non sono ancora in grado di verificare le accuse sulle mine. Secondo una lettera del governo olandese del 2 ottobre, la missione difensiva franco-britannica per Hormuz non era stata attivata, mentre la fregata olandese diretta a est è una nave comando, non un cacciamine (Tweede Kamer). Una nave comando coordina le altre unità; un cacciamine è specializzato nella ricerca e nella rimozione degli ordigni, e le sole scorte non possono bonificare una rotta.
Per ora le Guardie non hanno fornito nomi di navi, identificativi o posizioni verificabili. I due avvisi britannici descrivono un attacco con proiettile e uno con granata al largo dell’Arabia Saudita, non mine nello stretto di Hormuz: non confermano quindi il racconto iraniano, ma non escludono che si siano verificati episodi distinti. Teheran potrebbe chiarire la vicenda indicando le navi; in mancanza, la conferma dovrebbe arrivare da un armatore o dallo Stato di bandiera, cioè dal Paese in cui la nave è registrata, che segnali uno scafo danneggiato. Finché nessuno dei due lo farà, le accuse sulle mine resteranno un avvertimento rivolto al traffico marittimo, non la prova di attacchi.
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